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Una PdL per superare lo Stato lumaca


Il debito della Pubblica amministrazione italiana nei confronti dei propri fornitori (gran parte PMI) sfiora i 60 miliardi, rispetto al PIL i mancati pagamenti arrivano al 2,6%. L’Italia registra il triste primato della peggiore pagatrice d’Europa. Anche il confronto con gli altri paesi europei regala un quadro desolante: in rapporto al Pil, nel 2022 i debiti commerciali della Spagna erano pari allo 0,8 per cento, in Francia all’1,5 e in Germania all’1,6.

Questi i dati presentati ieri, presso la sala “Caduti di Nassiriya” del Senato, dai Radicali Italiani e dalla Cgia di Mestre nel corso della conferenza stampa di presentazione della proposta di legge dei Radicali Italiani sui debiti dello stato verso le imprese.

Scorrendo i dati relativi all’Indicatore di Tempestività dei Pagamenti del 2022 emerge che solo 3 Ministeri italiani su 15 hanno rispettato i termini di legge previsti nelle transazioni commerciali tra un’Amministrazione dello Stato e un’impresa privata. Se il MEF (con ITP pari a -1,27), gli Esteri (-4,75) e l’Agricoltura (-4,88) hanno saldato i propri fornitori in anticipo, tutti gli altri, invece, hanno pagato dopo la scadenza pattuita. Tra i più ritardatari segnaliamo il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (27,51 giorni di ritardo), l’Università/Ricerca (+41,37) e l’Interno (+49,26). Maglia nera va all’ex MISE, ovvero l’attuale ministero delle Imprese e del made in Italy, che l’anno scorso ha saldato i propri fornitori con un ritardo di 85,40 giorni, praticamente dopo 3 mesi dalla scadenza.

A livello territoriale la situazione non migliora: la situazione più critica si verifica nel Mezzogiorno, dove i ritardi dei pagamenti assumono dimensioni molto preoccupanti. Tra le Amministrazioni regionali, ad esempio, nel 2022 il Molise ha saldato i propri fornitori con un ritardo di 69 giorni e l’Abruzzo addirittura dopo 74. Male anche il Piemonte che l’anno scorso ha liquidato le fatture ricevute dopo 65 giorni dalla data della scadenza pattuita

Tra le principali Aziende sanitarie pubbliche del Centro Sud, invece, Catanzaro ha liquidato i propri fornitori dopo 43 giorni di ritardo, l’ASP di Reggio Calabria dopo 56 e l’ASP di Crotone dopo quasi 113 giorni Tra i Comuni capoluogo di provincia, infine, le situazioni più difficili si sono verificate a Reggio Calabria (61,43 giorni di ritardo), Chieti (+69,47), Isernia (+93), Andria (+99,09) e Cosenza (+126,25) “Drammatica” la situazione maturata nel Comune di Napoli: nel 2022 i pagamenti sono avvenuti con un ritardo di 206 giorni.

“ In questa campagna – dichiara Massimiliano Iervolino-Segretario Radicali Italiani-abbiamo un duplice obiettivo che in parte si sovrappone: contrasto alla povertà e crescita delle nostre piccole e medie imprese. Far crescere le nostre PMI vuol dire + produttività, + innovazione tecnologica e salari più alti. Per fare questo i Governi che si sono succeduti hanno agito (anche giustamente) sui bonus ovvero sugli sgravi fiscali; invece, noi crediamo che la vera rivoluzione sarebbe quella di rispettare i tempi dei pagamenti da parte della Pubblica amministrazione. Lo Stato deve 60 miliardi di euro alle nostre imprese, per questo abbiamo presentato – insieme alla CGia di Mestre – una proposta di legge di iniziativa popolare per la compensazione di questi crediti delle PMI. Si può firmare anche online: radicali.it/firma “

Anche per la Cgia la compensazione secca, diretta e universale dei crediti commerciali con i debiti fiscali può costituire la soluzione a questo annoso problema che attanaglia tantissime Pmi. “La nostra Pa – dichiara Paolo Zabeo coordinatore dell’ufficio studi Cgia – deve alle imprese fornitrici complessivamente quasi 60 miliardi di euro. In nessun altro Paese in Ue i mancati pagamenti hanno una dimensione economica sul Pil così pesante. Ora, se vogliamo dare una forte iniezione di liquidità alla nostra economia, è necessario che lo Stato paghi i suoi debiti commerciali. Pertanto, l’iniziativa presentata dai Radicali Italiani va appoggiata e sostenuta; solo consentendo ai creditori di recuperare i mancati incassi in maniera semplice e in tempi ragionevolmente brevi potremo rendere questo paese più giusto, più civile e più europeo”.