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Prima di tutto la democrazia


Mobilitiamoci con le proposte di legge di iniziativa popolare

Articolo di Massimiliano Iervolino, segretario di Radicali italiani, pubblicato su il Dubbio il 8 giugno2023

Non c’è pericolo, il lettore stia tranquillo. Qui nessuno urlerà al pericolo fascista ovvero al ritorno del ventennio in Italia. Siamo Radicali quindi sappiamo che ogni periodo storico fa storia a sé. Per questo partiamo da una data vicino a noi: 25 settembre del 2022. Il giorno delle ultime elezioni politiche, tornata elettorale che ci ha consegnato due risultati: 1) circa 17 milioni di persone non sono andate a votare; 2) ha vinto Giorgia Meloni.

Quindi c’è un prima e un dopo il 25 settembre.

Il prima. L’affluenza alle urne ha avuto un calo drastico negli ultimi quindici anni: 81% nel 2008, 75% nel 2013, 73% nel 2018 e 63,9% nel 2022. Una diminuzione di circa 17 punti percentuali. Durante questi tre lustri l’Italia – ma non solo – si è trovata di fronte a tre crisi globali: debiti sovrani, pandemia da covid 19 e guerra in Ucraina.

Una crisi iniziata come finanziaria che poi negli anni è diventata economica, sociale e istituzionale. La reazione dei più è stata di inquietudine, smarrimento e turbamento. Da una parte la paura dall’altra la rabbia. Ognuno di noi ha vissuto la sua discriminazione che, a lungo andare, si è sommata a quella degli altri su più piani e su più fronti. Si potrebbero fare molti esempi, vediamone alcuni. Si sono sentite escluse moltissime persone le quali, a differenze di molte altre, hanno affrontato le diverse restrizioni conseguenti alla pandemia da Covid 19 in una situazione sociale, giuridica ed economica da “non garantiti”.

Si sono sentite tagliate fuori moltissime persone che hanno vissuto come un affronto la non corrispondenza tra l’indicazione del voto degli italiani e i governi che si sono formati negli ultimi 11 anni: presentarsi alle elezioni attraverso delle coalizioni per poi il giorno dopo formare maggioranze parlamentari del tutto diverse non è certo un bel modo di invogliare gli elettori a recarsi alle urne.

Si sono sentite estromesse moltissime persone che chiedevano più diritti civili, dall’eutanasia a un vero diritto sull’aborto, passando allo “ius soli”, alle politiche lgbtqia+, finendo con la legalizzazione delle droghe e alle politiche per i sex worker. Esclusione e discriminazione uguale astensione. Ossia allontanamento dalla vita politica e istituzionale del Paese.

Questo è il vero pericolo: la tenuta della democrazia.

Il dopo 25 settembre. Diverse delle motivazioni che hanno portato milioni di persone a non recarsi più alle urne hanno favorito in buona parte la destra meloniana giacché molti di questi problemi negli anni sono stati affrontati in modo populista e demagogico da chi oggi ci governa.

Il centro destra con le sue proposte la mobilitato le paure e la rabbia del suo popolo. Gli altri no. Tale questione supera finanche i nostri confini nazionali tanto è vero che il vento di destra in Europa soffia forte. I primi otto mesi di Governo Meloni sono trascorsi con una direzione molto chiara: dal negazionismo sul cambiamento climatico al contrasto alle libertà civili, passando per la propaganda sulla cosiddetta sostituzione etnica da parte degli immigrati a una politica nazionalista alla Orban, finendo con la società dei piccoli distretti made in Italy e con la negazione della povertà.

A ciò si aggiunga il pericolo di “involuzione autoritaria” richiamato da Romano Prodi ovvero il tentativo di sovvertire il bilanciamento dei poteri che è invece l’essenza della Costituzione. Basta osservare cosa è successo nei giorni scorsi alla Corte dei conti, e ora anche della Commissione Ue, settimane fa era toccato alla Banca d’Italia per aver espresso preoccupazione sulle coperture finanziarie dell’ultima legge di bilancio e all’ANAC per aver suggerito cautela per il nuovo codice degli appalti.

Tutto si tiene, è un disegno unico con a capo Giorgia Meloni per l’Italia e per l’Europa. Dalla parte delle opposizioni il vuoto, né una sede né una iniziativa in comune: il nulla. Da una parte i capaci di tutto dall’altra i buoni a nulla, di pannelliana memoria.

Quindi a una situazione italiana già di per sé molto difficile – la quale ha prodotto 17 milioni di cittadini astenuti alle ultime politiche – dobbiamo aggiungere un ulteriore pericolo: il tentativo di orbanizzazione dell’Italia da parte del Governo Meloni sempre più vicino alle posizioni del gruppo di Visegrad.

Di fronte alla sempre crescente distanza tra popolo e palazzo, dinanzi ad una opposizione sempre più spaccata che opera come se vivessimo in un regime proporzionale e con un Governo Meloni “Dio, Patria e Famiglia” come Radicali Italiani ci sentiamo di contrapporre a questo “sfascio” una proposta politica che si strutturi come reale alternativa al progressivo declino che mina le basi sociali, economiche, di sviluppo e di progresso in ogni ambito – economico, sociale, culturale – del Paese. Per questo dal 1 luglio partirà una raccolta firme su una serie di proposte di legge di iniziativa popolare su diversi argomenti: ambiente, diritti, economia e democrazia. Mobilitiamoci!