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COMITATO DEL 7-8-9 GENNAIO 2005: LA MOZIONE GENERALE APPROVATA

Roma, 9 gennaio 2005

IL TESTO DELLA MOZIONE APPROVATA DAL COMITATO

Il Comitato Nazionale di Radicali italiani, riunito a Roma dal 7 al 9 gennaio 2005:

1. udite le relazioni della Tesoriera e del Segretario, le approva.

2. Alla vigilia del giudizio che la Corte Costituzionale dovrà  esprimere sui referendum abrogativi della legge sulla fecondazione assistita, il Comitato auspica che il verdetto della Consulta sia tale da consentire ai cittadini un pieno e libero uso della seconda scheda, quella referendaria, loro garantita dalla Costituzione repubblicana, come già troppe volte non è avvenuto in questi decenni.

Contestualmente, il Comitato si rivolge al Capo dello Stato, alla Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, all’Authority per le comunicazioni, affinchè non concorrano ancora una volta, con la loro azione o anche solo attraverso l’omissione di intervento, alla negazione del diritto dei cittadini ad essere correttamente e completamente informati.

In particolare, il Comitato denuncia il fatto che perfino l’ultima delibera della Commissione di vigilanza (che all’unanimità , il 21 dicembre scorso, ha formalmente chiesto alla Rai di adempiere ai propri obblighi di servizio pubblico) è stata di fatto ridotta a carta straccia, con grave umiliazione non solo della legalità  scritta e dei diritti dei cittadini, ma della stessa dignità del Parlamento.

Il Comitato auspica altresì che la legittima attività  di produzione legislativa del Parlamento non sia volta ad impedire o a snaturare in extremis il pronunciamento popolare.

E’ in causa -come già è accaduto a partire dalle prove democratiche su divorzio e aborto- la possibilità  di assicurare al paese non un’occasione di sterile conflittualità , ma uno di quei grandi e unificanti confronti, che nutrono le democrazie e rendono più saldo il tessuto civile.

3. Nell’imminenza delle prossime elezioni politiche regionali, il Comitato raccoglie e fa propria (proponendosi di investirne anche gli altri soggetti politici dell’area radicale, insieme a tutti i liberali e i democratici che condividano queste preoccupazioni e questi obiettivi) l’iniziativa che Marco Pannella ha proposto a se stesso e al Movimento.

Il Comitato, in primo luogo, denuncia l’ulteriore deteriorarsi della situazione istituzionale, civile e politica nel paese. L’Italia è già  primatista di condanne dinanzi alle Corti internazionali per il “funzionamento” della sua giustizia; e la situazione non potrebbe che aggravarsi quando fosse disposto un penetrante, effettivo sindacato dello stato dei diritti civili e politici (componente essenziale dei diritti umani) dei cittadini italiani, e -contestualmente- del carattere sempre più sistematicamente fuorilegge della vita e dell’opera delle stesse istituzioni italiane.

Tutto ciò, peraltro, non può che produrre -come conseguenza immediata e diretta- l’eliminazione del Movimento, delle idee e delle persone radicali (e di chiunque altro non si sottometta all’unico “diritto” effettivamente vigente e vivente, e cioè alla messa a morte del principio di legalità ) dalla vita istituzionale e civile del paese.

Di questo fenomeno è espressione paradigmatica per intensità  ed evidenza, quanto accadde cinque anni fa, in occasione delle elezioni politiche regionali. Nella primavera del 2000, nonostante la preventiva denuncia politica e giudiziaria lanciata dai radicali, ovunque in Italia le forze politiche di maggioranza e di opposizione si resero protagoniste di clamorosi brogli, depositando liste corredate da firme false o raccolte irregolarmente. Seguì una vasta opera di insabbiamento da parte dell’Autorità  giudiziaria, con rare eccezioni: eccezioni “fronteggiate” dal Parlamento -peraltro- con l’approvazione di una leggina di sostanziale amnistia, volta a legittimare e a consentire il proseguirsi di comportamenti letteralmente criminali, sul piano della legalità scritta.

E il paradosso (cioè la “normalità italiana) è accresciuto dal fatto che, diversamente dai responsabili -passati e futuri- di simili comportamenti, sono invece privati dei diritti di elettorato passivo (per le elezioni regionali) numerosi esponenti della leadership radicale, a causa di azioni di disobbedienza civile condotte in materia di legislazione sugli stupefacenti, che pure hanno ricevuto, nelle aule di giustizia, riconoscimenti e menzioni per la loro “elevata funzione sociale e morale”.

In ogni caso, la realtà  dell’attuale disciplina elettorale regionale è tale da -letteralmente- precludere l’ingresso nelle istituzioni a chiunque non sia disposto a rassegnarsi alla pratica dell’illegalità. E, a legislazione vigente, le elezioni politiche regionali saranno matematicamente truffaldine, largamente al di sotto degli standard minimi internazionalmente accettati.

Per assicurare, quindi, che qualunque candidato possa risultare eletto in modo legale, sarebbe necessaria l’adozione (che gli organi dirigenti sono impegnati a sottoporre a Governo, Parlamento, forze politiche di maggioranza e di opposizione) di un intervento di modifica formale delle regole vigenti, tecnicamente volte ed atte a determinare comportamenti illegali e antigiuridici (stabilendo invece, ad esempio, forme di deposito preventivo -presso i Tribunali, ecc.- di simboli e liste complete, prima che, su quei contrassegni e su quegli elenchi di candidati, parta la raccolta delle sottoscrizioni popolari).

E in ogni caso, dinanzi a tutto ciò, il Comitato incarica gli organi dirigenti del Movimento (pure in questo caso, proponendo di investirne anche gli altri soggetti politici dell’area radicale, insieme a tutti i liberali e i democratici che condividano queste preoccupazioni e questi obiettivi):

-di chiedere udienza al Presidente della Repubblica, per rappresentargli l’approfondirsi e l’aggravarsi di una ferita che già  esiste, contro il principio di legalità e i diritti democratici degli elettori italiani;

-e di investire di quest’altro capitolo del “caso Italia” le autorità internazionali di monitoraggio elettorale e democratico, dall’Osce al Consiglio d’Europa.

4. QUESTO CONTESTO DI ILLEGALITA’ -LO RIPETIAMO- PRODUCE LA NECESSARIA ESPULSIONE DEL MOVIMENTO RADICALE E REFERENDARIO DEI DIRITTI UMANI E CIVILI DALLA VITA ISTITUZIONALE, CIVILE E POLITICA DEL PAESE. QUESTO NON E’ NE’ PUO’ ESSERE UN PROBLEMA DEI SOLI RADICALI. INVECE, STA PROPRIO ALLE FORZE POLITICHE DI MAGGIORANZA E DI OPPOSIZIONE (AL POLO ”EX DC” E AL POLO “EX PCI”), STA A TUTTI I LIBERALI E DEMOCRATICI DECIDERE SE TALE ILLEGALITA’ DEBBA ESSERE INTACCATA, SCALFITA, CON CIO’ CONSENTENDO ANCHE IL RECUPERO ALLA VITA ISTITUZIONALE DELL’APPORTO RADICALE. SI TRATTA DI CAPIRE CHI PER PRIMO VORRA’, SAPRA’, POTRA’ ORGANIZZARE UNA REAZIONE A QUESTO STATO DI COSE.

SOLO NEGLI ULTIMI 18 MESI, NON SI CONTANO LE MANIFESTAZIONI DI TALE SISTEMATICA “CONVENTIO AD EXCLUDENDUM”: IL MANCATO SOSTEGNO DA PARTE DEI VERTICI DEI DUE SCHIERAMENTI ALLA PROPOSTA “IRAQ LIBERO” DI MARCO PANNELLA, PURE FATTA PROPRIA DALLA MAGGIORANZA ASSOLUTA DEI DEPUTATI E DEI SENATORI ITALIANI; L’ESCLUSIONE DI LUCA COSCIONI DAL COMITATO NAZIONALE DI BIOETICA; LA MANCATA CANDIDATURA DI EMMA BONINO ALLA COMMISSIONE EUROPEA; IL “NO” ALLA CAMPAGNA DI “NESSUNO TOCCHI CAINO” PER UNA MORATORIA UNIVERSALE DELLE ESECUZIONI CAPITALI; IL SILENZIOSO RIFIUTO, NEI FATTI, E DA PARTE DI ENTRAMBI I POLI, DELLE PROPOSTE RADICALI PER UNA “COMMUNITY OF DEMOCRACIES” E PER UNA RIFORMA DELL’ONU NELLA DIREZIONE DELLA LIBERTA’ E DELLA DEMOCRAZIA; FINO ALLE MANIFESTAZIONI PIU’ CHIARE E INSIEME VIOLENTE, QUALI L’ESCLUSIONE DEI TEMI E DEI LEADER RADICALI DALLE MAGGIORI TRASMISSIONI DI DIBATTITO E DI APPROFONDIMENTO POLITICO (DA “PORTA A PORTA” A “BALLARO’”).

DINANZI A TUTTO QUESTO, AL PROSEGUIRSI E ALL’AGGRAVARSI DI QUESTA AGGRESSIONE, CHE RISCHIA DI DIVENIRE MORTALE, IL COMITATO INCARICA GLI ORGANI DIRIGENTI DEL MOVIMENTO (PURE IN QUESTO CASO, PROPONENDO DI INVESTIRNE ANCHE GLI ALTRI SOGGETTI POLITICI DELL’AREA RADICALE, INSIEME A TUTTI I LIBERALI E DEMOCRATICI CHE CONDIVIDANO QUESTE PREOCCUPAZIONI E QUESTI OBIETTIVI), ENTRO I PROSSIMI 12 GIORNI, DI RIVOLGERSI IN PRIMO LUOGO AI VERTICI DEL GOVERNO E DELLA CASA DELLE LIBERTA’ (DA CUI SI SONO FINORA MANIFESTATE DICHIARAZIONI E VOLONTA’ DI INTERLOCUZIONE A LIVELLO SIA NAZIONALE CHE REGIONALE -COME NEL CASO DEL GOVERNATORE DEL PIEMONTE ENZO GHIGO-), E POI AI VERTICI DELL’ULIVO (DA CUI -FINORA SENZA ECCEZIONI- NON SI SONO SINO AD OGGI MANIFESTATE INTERLOCUZIONI E SEGNI DI SUPERAMENTO DELLA TRADIZIONALE COMPONENTE ANTIRADICALE DELL’EX PCI).

TALE INIZIATIVA DEVE ESSERE VOLTA A PROPORRE UN ACCORDO CON IL MOVIMENTO RADICALE, COME ATTO NECESSARIO PER LA CONQUISTA DI SEGMENTI DI LEGALITA’ NELLA VITA E NELL’ATTIVITA’ DELLE STESSE ISTITUZIONI, E, INSIEME, PER IL RECUPERO ALLE ISTITUZIONI DELLA PRESENZA E DELL’APPORTO RADICALE.

E TALE ACCORDO DOVREBBE CONTESTUALMENTE RIGUARDARE LE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE REGIONALI E LA SUCCESSIVA SCADENZA DELLE ELEZIONI POLITICHE NAZIONALI.

5. Il Comitato dà atto al Governo della positiva decisione di includere Emma Bonino nel novero delle personalità incaricate di svolgere una funzione di garanzia per la gestione dei fondi destinati dalla generosità dei cittadini italiani al soccorso delle popolazioni colpite dalle catastrofi verificatesi nel Sud-Est asiatico.

6. Il Comitato rivolge un invito a quanti potranno essere raggiunti da questo messaggio: l’iscrizione a Radicali italiani e agli altri soggetti radicali (oggi scelta propria di una percentuale infinitesima perfino di coloro che sono consapevoli di questa opportunità ) rappresenterebbe un atto concreto volto a dare forza alle speranze di libertà  e di riforma. Oggi è affidato proprio a quanti conoscono questa situazione e la rilevanza, il costo umano, civile, politico delle lotte radicali, il compito di pronunciare un chiaro “sì o un chiaro “no”, una decisione di sostegno o -invece- di condanna delle battaglie in corso, concorrendo a conseguire o a mancare l’obiettivo delle 5.000 iscrizioni a Radicali italiani entro il prossimo Congresso.

7. Il Comitato indica nel successo del prossimo Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, in programma dal prossimo 21 gennaio, un obiettivo certo per il Movimento, e invita gli organi dirigenti a compiere ogni sforzo, nei giorni che restano, per supportare l’opera di convocazione e tenuta di un appuntamento importante non solo sul piano nazionale, ma anche in vista della organizzazione del “Congresso mondiale per la libertà  di ricerca scientifica e di cura”.

8. Il Comitato, infine, saluta come un vero e proprio evento, come una lezione di tolleranza e laicità , le dichiarazioni rese ieri, a proposito dei referendum sulla fecondazione assistita, dal Vescovo di Isernia, monsignor Andrea Gemma, che ha riaffermato la distinzione -cristiana e liberale ad un tempo- tra Cesare e Dio, tra legge dello stato e norma morale, contro ogni pretesa di imporre attraverso il braccio secolare quanto appartiene alla coscienza e alla libertà  individuale.

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9 Gennaio 2005