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Comitato Nazionale del 6-8 gennaio 2006

Il Comitato Nazionale si è svolto a Roma dal 6 all’8 gennaio 2006.

Roma, 8 gennaio 2006

  1. Il Comitato Nazionale di Radicali italiani, riunito a Roma dal 6 all’8 gennaio 2005, confermando e rilanciando il progetto della Rosa nel pugno e alla vigilia della riunione della Direzione del nuovo soggetto politico, rivolge un sentito ringraziamento a Lanfranco Turci e agli altri numerosi ed autorevoli esponenti dei Ds che, con il loro intervento pubblico, hanno fornito una grande prova non solo di generosità civile, ma anche di lungimiranza politica, chiedendo che la prossima Direzione dei Democratici di Sinistra voglia affrontare il nodo del rapporto con la Rosa nel pugno, e -quindi- con gli obiettivi laici, liberali, socialisti e radicali che questo nuovo soggetto politico offre al centrosinistra. Ci uniamo a questo auspicio, e inviamo un fiducioso appello alle donne e agli uomini della Direzione della Quercia.

La Rosa nel pugno ha scelto l’Unione in modo irreversibile: ma è grave, autolesionista, e per alcuni versi incomprensibile che, a meno di 90 giorni dal voto, il candidato premier e le massime forze politiche del centrosinistra si rifiutino al dialogo, o addirittura ostentino freddezza o ostilità rispetto alle iniziative della Rosa nel pugno.

Occorre lavorare per superare di slancio questa situazione, e per cancellare la pagina scura delle ultime elezioni regionali, quando l’Unione pose un odioso veto contro i radicali, e contro la stessa persona di Luca Coscioni.

  1. Il Comitato auspica che (facendo tesoro del manifesto-appello proposto da Biagio De Giovanni, e immediatamente sottoscritto, in pochissime ore, da un primo gruppo di matematici, scienziati ed accademici), personalità , associazioni e cittadini vogliano, nei prossimi giorni, annunciare il loro sostegno alla Rosa nel pugno. Magari rimanendo fedeli alle loro storie e tradizioni; magari prendendo questa decisione solo per questa occasione elettorale…Ma dicendo: “Stavolta, anch’io, anche noi, saremo con la Rosa nel pugno”. E’, può essere vitale per la crescita di questo soggetto politico, e -soprattutto- affinchè non siano deluse le speranze che esso ha suscitato, che singole personalità , esponenti del ceto dirigente del paese, vogliano incoraggiare questo percorso, e compierlo essi stessi, anche come invito ed esempio per chi vorrà seguirli, anche attraverso la registrazione sul sito www.rosanelpugno.it

  1. Il Comitato denuncia il carattere anticostituzionale della nuova legge elettorale: non è solo un provvedimento “contra rosam”, ma è una norma volta ad alterare la stessa legalitàdella partita elettorale, imponendo proprio a chi ha in solitudine denunciato le illegalità e le vere e proprie truffe avvenute nelle passate occasioni elettorali, non solo l’onere della raccolta delle firme, ma soprattutto di dover completare le proprie liste un mese prima degli altri, in palese violazione del principio costituzionale di uguaglianza. Si tratta di un chiaro tentativo di espellere la Rosa nel pugno dalla gara elettorale.

La maggioranza e l’opposizione possono sanare tutto, a partire dal 10 gennaio, in Commissione Affari costituzionali, al Senato. Ma intanto, il Comitato delibera di sottoporre la questione all’Osce, che ha recentemente chiarito come “le candidature possano essere assoggettate solo a procedure di registrazione che siano ragionevoli e applicate in modo eguale”.

  1. Il Comitato ribadisce il proprio pieno sostegno ad alcune iniziative in corso:

-quella, lanciata da Marco Pannella, e fatta propria dalla Rosa nel pugno, per l’amnistia: e ringrazia a saluta quanti, radicali e non, in particolare con l’aiuto e il coordinamento di Nessuno tocchi Caino, del Detenuto Ignoto, e del Comitato promotore della Marcia di Natale e delle iniziative sull’amnistia, presieduto da Don Antonio Mazzi e composto da alte cariche dello Stato oltre che dai rappresentanti delle maggiori organizzazioni del mondo carcerario, rendono ancora possibile alle Camere (a partire dalla riunione della Commissione Giustizia di martedì 10) scrivere una pagina di civiltà e di legalità ;

-il complesso delle attività dell’Associazione Coscioni: sul piano transnazionale, con il prossimo Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca; e su quello italiano, con le priorità rappresentate dalle lotte per la legalizzazione dell’eutanasia e del testamento biologico, e -per altro verso- dall’affermazione della libertà di cura e ricerca scientifica;

  • l’iniziativa, animata in particolare da Silvio Viale e dall’Associazione Radicale Adelaide Aglietta, per la diffusione della contraccezione d’emergenza (attraverso l’abolizione dell’obbligo di ricetta medica per la cosiddetta “pillola del giorno dopo”) e contro i veti opposti all’introduzione in Italia dell’aborto farmacologico, della pillola RU486. Gennaio sarà anche il mese dell’opposizione radicale alla inutile e propagandistica indagine conoscitiva (sedicente “commissione d’inchiesta”) della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, vera e propria tribuna elettorale per quanti puntano, in realtà , alla penalizzazione delle donne che affrontano il dramma dell’aborto, prefigurando in tal modo il ritorno all’aborto clandestino.

  1. Il Comitato ribadisce quindi, anche come specifico apporto di Radicali italiani all’iniziativa politico-elettorale della Rosa nel pugno, tre priorità , impegnando gli organi dirigenti a proporle e sostenerle, per incardinare da subito il dibattito nel paese, e farne altrettanti elementi centrali della campagna elettorale e della successiva attività politico-parlamentare degli eventuali eletti della “Rosa nel pugno”:

A. trasformare in legge dello stato i pacs, cancellando discriminazioni odiose, assicurando pari dignità e protezione alle scelte di milioni di donne e di uomini (omosessuali come eterosessuali), e superando una situazione che vede l’Italia unica in Europa (insieme a Irlanda e Grecia, e diversamente da Francia, Germania, Olanda, Belgio, Portogallo, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda, Lussemburgo, Croazia, Gran Bretagna e Svizzera) a non aver ancora approvato una legge sul riconoscimento delle unioni civili. In particolare, il Comitato lancia la parola d’ordine “Niente pacs indietro”. Non è una questione nominalistica, ma di sostanza: occorre, cioè, che sia prevista una forma di registrazione; che siano garantiti (quanto meno) tutti i diritti assicurati dal pacs francese; e che tali diritti siano -appunto- fatti valere anche nei confronti dei terzi, diversamente da quanto accadrebbe con una formula solo contrattuale e privatistica.

B. cambiare di centottanta gradi la rotta sulle politiche in materia di droghe, per un verso depenalizzando e quindi impedendo l’ulteriore colpo di mano governativo con cui si vorrebbe approvare la norma che prevede il carcere per chi sia trovato con sei-sette spinelli (cioè, potenzialmente, il carcere per centinaia di migliaia, o forse per qualche milione di persone), e per altro verso contribuendo davvero -attraverso la scelta antiproibizionista- ad un reale contrasto alla criminalità organizzata nazionale e transnazionale.

C. incardinare non una generica “riforma” ma -come principio e come direzione di marcia- l’abolizione degli ordini professionali o almeno di larga parte di essi, e di tutti quei ceppi corporativi, protezionistici, illiberali che impediscono al paese di camminare. Per riaprire un’economia chiusa, per sbloccare un paese bloccato, per sconfiggere l’Italia dei monopoli, delle corporazioni, dei privilegi, occorre che le proposte pubblicamente lanciate da Francesco Giavazzi divengano effettiva materia di confronto, e soprattutto di scelte chiare, per candidati, partiti e coalizioni.

  1. Il Comitato, infine, dinanzi al cosiddetto caso “Bancopoli”, auspica che le inchieste procedano nella legalità , e in ogni direzione. Il movimento radicale ha nel proprio dna il garantismo, ma rivendica -nello stesso tempo- sia una tradizione di mani nude e pulite, sia le lotte contro l’impunità dei potenti, e per l’abolizione della Commissione inquirente, cioè della “giustizia separata” per i potenti.

L’Italia sconta oggi (esattamente come dieci, o quindici anni fa) non solo una sequenza di illegalità , ma -ancora di più- la sistematica “legalità ” parallela che ha visto in particolare i partiti allontanarsi dal modello costituzionale, e piegare progressivamente Costituzione, leggi scritte e vita delle massime istituzioni del paese alle esigenze e alle convenienze contingenti, facendo delle norme teoricamente vigenti un riferimento puramente astratto, sempre corretto o stravolto in nome della legalità “materiale”.

Di tutto ciò è paradigma la vicenda del finanziamento pubblico dei partiti, respinto dal 90% degli italiani, e reintrodotto in forma truffaldina.

Occorre dunque, e anche questo è ciò che il Comitato ripropone alle forze politiche, ai cittadini, a direttori ed editori, al ceto dirigente del paese, un confronto di verità , senza infingimenti: e occorre quindi misurarsi non con la censura dell’uno o dell’altro caso o comportamento isolato, ma su quello che i radicali continuano a chiamare “caso Italia”.

LA MOZIONE PARTICOLARE SUI PACS
approvata dal Comitato Nazionale di Radicali Italiani del 6-8 gennaio 2006
L’introduzione nel nostro ordinamento del patto civile di solidarietà  (o delle unioni civili) rappresenta ormai un atto che non può più essere eluso e rinviato. Occorre tuttavia considerare altresì che, rispetto alle reali esigenze di uno stato laico e di una società plurale, le proposte di cui si è discusso recentemente costituiscono comunque un compromesso al ribasso e che, una volta fossero infine acquisite, occorrerebbe mettere in conto una sorta di “effetto boomerang”, in ragione del quale qualunque sia il tipo di riforma introdotta, l’opposizione delle gerarchie vaticane e paventati rischi di rottura di equilibri politici all’interno delle coalizioni non consentirebbero miglioramenti o passi avanti per parecchi anni a venire.

Questa è la ragione per la quale si rende necessario stabilire, soprattutto in questa fase politica, due ordini di priorità : uno a breve termine, per fare in modo che l’eventuale riforma che il Parlamento potrebbe apprestarsi ad approvare sia libera da qualunque forma di arretramento, di ipocrisia e di censura; uno a medio termine, per far sì nel contempo che tale riforma si inserisca in un progetto più ampio i cui principi ispiratori siano già contemplati dal primo momento.

Rispetto ai punti imprescindibili in vista di un prossimo passaggio parlamentare del disegno di legge sulle unioni civili o pacs, il nuovo istituto, indipendentemente dal nomen juris, dovrà  presentare le seguenti caratteristiche:

– registrazione innanzi all’ufficiale di stato civile, possibilmente tramite l’iscrizione in un registro che dovrebbe essere istituito dalla legge;
– per quanto riguarda i requisiti soggettivi, i contraenti dovranno essere di maggiore età  ed essere intenzionati a legarsi in comunione di vita materiale e spirituale, allo scopo di organizzare la vita comune;
– il nuovo istituto non dovrà  prevedere alcun requisito in termini di stabilità ;
– estensione dei diritti patrimoniali ed extrapatrimoniali riconosciuti alla famiglia fondata sul matrimonio (o di gran parte di essi), ed opponibilità  a terzi;
– previsione della cessazione dell’unione civile con: morte di una delle parti, conversione in matrimonio, dichiarazione consensuale di separazione, dichiarazione unilaterale di separazione previa notificazione.

Rispetto alla riforma più ampia nell’ambito della quale il nuovo istituto dovrà  porsi, occorrerà tenere conto dei seguenti punti programmatici:

– estensione del matrimonio per le coppie formate da persone dello stesso sesso (o previsione di istituto equivalente quale, ad esempio, il partenariato registrato scandinavo, la civil partnership inglese);
– riconoscimento giuridico della convivenza tra due o più persone che vivano insieme da almeno un anno, ed estensione di alcuni diritti extrapatrimoniali, e di diritti patrimoniali previa tipulazione di accordi di convivenza (per la regolamentazione dei rapporti comuni);
– estensione dell’adozione alle unioni civili ed alle coppie formate da persone dello stesso sesso;
– norme in materia di uguaglianza giuridica dei coniugi e nuova disciplina in materia di cognomi;
– nuove norme in materia di addebito della responsabilità  della separazione.
COMITATO NAZIONALE DI RADICALI ITALIANI: ESTRATTI DALLA RELAZIONE DI DANIELE CAPEZZONE

Roma, 6 gennaio 2006
BANCOPOLI: ABOLIRE IL FINANZIAMENTI PUBBLICI DEI PARTITI E RIVEDERE PROFONDAMENTE LA REALTA’ DELLE COOP. C’E’ IN ITALIA UNA CORRUZIONE SISTEMICA, NON SOLO UN INSIEME DI PICCOLE O GRANDI ILLEGALITA’. SU QUESTO SONO NECESSARIE (LO FECE CRAXI) PAROLE DI VERITA’
Spero che i magistrati di Milano vogliano andare avanti, in ogni direzione e senza sconti per nessuno: nella loro inchiesta, procedendo sul lato sinistro si incontra l’affare Unipol, e procedendo su quello destro si incontra un uomo come Livolsi, gestore del patrimonio personale di Berlusconi. Noi siamo garantisti, ma siamo anche quelli delle mani nude e pulite, contro l’impunità dei potenti, quelli che si batterono per l’abolizione della Commissione inquirente, cioè della “giustizia separata” per i potenti. Non mi piacciono le aggressioni a Fassino e D’Alema, o quei “calci dell’asino” che sembrano essere lo sport principale di tanti, di troppi. Ma d’altra parte, i Ds non possono solo dire che Paolo Mieli è il capo della Spectre, come il perfido Goldfinger dei film di James Bond. Chiedo ai Ds un discorso di verità, come fece Craxi. Da una parte, occorre abolire la realtà  del finanziamento pubblico dei partiti, respinto dal 90% degli italiani, e reintrodotto in forma truffaldina. Occorre non avere pregiudizi: mi spiace, ma fu un’icona della sinistra come Nilde Jotti a operare (contro l’ostruzionismo radicale) perchè ci fosse il raddoppio dei finanziamenti, e per consentire ai partiti di presentare bilanci lacunosi e in ultima analisi falsi (perchè privi delle indicazioni sui patrimoni immobiliari).Dall’altra, occorre riformare alla radice la realtà  delle coop. Qui non ci sono solo singole illegalità , ma preoccupa la stessa “legalità” di questi anni. La Costituzione vedeva le coop come la via di emancipazione dell’operaio e del contadino. Qui, invece, si è costruito altro: e per di più, per usufruire dei benefici fiscali, le coop devono girare una quota (in genere, il 3%) dei loro utili a cosiddetti “fondi mutualistici di cooperazione”. Questi, teoricamente servirebbero a sviluppare ulteriormente il movimento cooperativo, ma in pratica rischiano (nella migliore delle ipotesi) di essere gestiti in modo clientelare, e (nella peggiore) di divenire la “mano rossa” di partiti e sindacati che ottengono così un finanziamento indiretto, eludendo la già  ben poco trasparente disciplina sul finanziamento di partiti e sindacati.

LEGGE ELETTORALE: FAREMO RICORSO ALL’OSCE. NON E’ SOLO NORMA “CONTRA ROSAM”, MA ALTERA LA LEGALITA’ DELLA GARA ELETTORALE. IL PARLAMENTO PUO’ SANARE LA SITUAZIONE DAL 10 GENNAIO Non è solo una norma “contra rosam”, ma è qualcosa che altera la stessa legalità  della partita elettorale, imponendo a noi (cioè a quelli che hanno in solitudine denunciato le truffe sulle firme, da parte di quasi tutti gli altri partiti) non solo l’onere della raccolta delle firme, ma soprattutto di dover completare le liste un mese prima degli altri, in palese violazione del principio costituzionale di uguaglianza. E’ un tentativo di espellerci dalla gara elettorale. Maggioranza e opposizione (anche l’’Unione ha taciuto su questo) possono sanare tutto, a partire dal 10 gennaio, in Commissione Affari costituzionali, al Senato. Ma intanto, grazie al lavoro di Marco Beltrandi e Matteo Mecacci, presenteremo un ricorso all’Osce. L’Osce scrive infatti che “le candidature possono essere assoggettate solo a procedure di registrazione che siano ragionevoli e applicate in modo eguale”.
RAPPORTI DELLA ROSA NEL PUGNO CON PRODI, DS E UNIONE: NOI ABBIAMO SCELTO L’ACCORDO IN MODO IRREVERSIBILE, MA LA SITUAZIONE E’ INSOSTENIBILE. PERCHE’ IGNORANO LA ROSA E LE NOSTRE BATTAGLIE? GRANDE E FIDUCIOSO APPELLO ALLE DONNE E AGLI UOMINI DELLA DIREZIONE DEI DS
Abbiamo scelto l’Unione in modo irreversibile. Ma non si può andare avanti così. E’ incredibile che, a 91 giorni dal voto, il nostro candidato premier e gli “azionisti di maggioranza” della coalizione che abbiamo scelto (che, lo dico con rispetto, hanno trovato il tempo di ricevere il segretario del Psdi Giorgio Carta…) si rifiutino al dialogo con noi, o addirittura avversino le nostre iniziative punto per punto. Lancio un grande e fiducioso appello alle donne e agli uomini della Direzione dei Ds, che si riuniranno l’11: oltre a discutere di Bancopoli, mi auguro che pongano il problema del rapporto con la Rosa nel pugno, con i radicali, e con i nostri temi. Occorre superare di slancio la pagina scura delle elezioni regionali, quando l’Unione pose un odioso veto contro di noi, e contro la stessa persona di Luca Coscioni.
UN GRANDE APPELLO A PERSONALITA’, ASSOCIAZIONI E CITTADINI: MAGARI SOLO STAVOLTA, MA ANNUNCIATE CHE SOSTERRETE LA ROSA NEL PUGNOMi auguro che personalità , associazioni e cittadini vogliano, nei prossimi giorni, annunciare il loro sostegno alla Rosa nel pugno. Magari rimanendo fedeli alle loro storie e tradizioni; magari prendendo questa decisione solo per questa occasione elettorale…Ma dicendo: “Stavolta, anch’io, anche noi saremo con la Rosa nel pugno”. E’ anche questo il senso dell’appello rilanciato da Pannella: “la Rosa, o la scegli o la sciogli”.
TRE PRIORITA’ POLITICO-ELETTORALI. LA PRIMA: I PACS. PARTE L’APPELLO “NIENTE PACS INDIETRO”. SUI PACS IL CENTROSINISTRA NON PUO’ ARRETRARE ANCORA. LA ROSA NEL PUGNO SI BATTERA’ FINO IN FONDO PER QUESTA CONQUISTA ELEMANTARE DI CIVILTA’I Radicali italiani porteranno nella Rosa nel pugno tre priorità  politico-elettorali, in base agli impegni votati al Congresso di Riccione. La prima è quella dei pacs.Su questo (sceglieremo le forme), ma occorre proporre una campagna, che chiamerei “Niente pacs indietro”. Insomma, abbiamo tutti accettato di ragionare sulla mediazione del “pacs”, ma ora questa mediazione non può essere ulteriormente…mediata. E invece, in troppi, anche nel centrosinistra, hanno in mente una sorta di strategia del carciofo, volta -foglia dopo foglia- a “spolpare” perfino il pacs. Per parte mia, e per quanto riguarda la Rosa nel pugno, chiederemo a partiti e candidati di essere chiari, espliciti, senza ricorsi ipocriti e furbeschi alla “libertà di coscienza” (escamotage troppo spesso utilizzato per non dire prima agli elettori quel che si intende fare -o non fare- dopo…). Non è una questione nominalistica, ma di sostanza: occorre, cioè, che sia prevista una forma di registrazione; che siano garantiti (quanto meno) tutti i diritti assicurati dal pacs francese; e che tali diritti siano -appunto- fatti valere anche nei confronti dei terzi, diversamente da quanto accadrebbe con una formula solo contrattuale e privatistica. E se scopriremo che Francesco Rutelli avrà  una posizione più arretrata perfino del…cardinale Pompedda, non dovremo comunque obbligare tutta la coalizione a retrocedere fino a quel punto… Insomma, non vorrei che l’unica cosa che si vuole concedere è il diritto di visitare il partner in fin di vita: saremmo ad una tragica presa in giro, assolutamente intollerabile.
LA SECONDA: DROGA. OPPOSIZIONE FERMISSIMA ALL’INTENZIONE DEL GOVERNO DI SBATTERE IN CARCARE I RAGAZZI PER 6-7 SPINELLI. MESSAGGIO AI GENITORI: E SE FOSSE VOSTRO FIGLIO AD ESSERE ARRESTATO?Ci opporremo all’intenzione del Governo (particolarmente odiosa, anche perché, fallito il tentativo di approvare una legge o la leggina-stralcio, proveranno a procedere addirittura per decreto!) di mandare in galera i ragazzi per soli 6-7 spinelli.Lo dico ai genitori: potrà  magari dispiacervi sapere che vostro figlio si fa una “canna”, ma non è forse ben più preoccupante sapere che, per una sciocchezza come 6 spinelli, può esserci una perquisizione della polizia all’alba, e poi l’arresto, e poi il processo, e infine .addirittura- una condanna da 1 a 6 anni di carcere, come vorrebbero Fini, Gasparri e Giovanardi?Tra l’altro, i 6 spinelli corrispondono ai 2 o 3 grammi di principio attivo che il Governo considera la “soglia” per essere considerati spacciatori: vorrei far osservare alla maggioranza (e pure all’opposizione, che tace) che nella Russia di Putin (che pure non ècerto un paese liberale!) il limite è 28 grammi, a New York è 20, in Canada o in Germania è 15, e così via. Diverremmo uno dei paesi più illiberali del mondo, mentre siamo già  il paradiso delle mafie, che sul traffico illegale di droga prosperano.
LA TERZA: “AGENDA GIAVAZZI”. RILANCIAMO COME PRIORITA’ I TEMI PROPOSTI DA FRANCESCO GIAVAZZI: SUPERARE ORDINI PROFESSIONALI; ABOLIRE VALORE LEGALE TITOLO DI STUDIO; LIBERARE ITALIA DALLA CAPPA DI LOBBY, CORPORAZIONI E OLIGOPOLIRibadiamo il nostro sostegno a quella che io chiamo l’”agenda Giavazzi”. Lo dicemmo già  a Riccione, ben prima che si aprisse il dibattito sulle proposte dell’economista. Superare gli ordini professionali, che impediscono a tanti giovani l’accesso alle professioni; abolire il valore legale dei titoli di studio; liberare l’Italia dalla cappa di lobby, corporazioni e oligopoli: queste sono priorità ineludibili.Tra l’altro, è di queste ore la notizia (riferita dall’Istituto Bruno Leoni) secondo cui il Wall Street Journal e la Heritage Foundation (e vedremo se Berlusconi darà  dei “comunisti” anche a loro…), nella loro classifica sulla libertà economica dei diversi paesi, hanno ulteriormente declassato l’Italia dalla 26ma alla 42ma posizione, in compagnia di Trinidad e Tobago…A maggior ragione, è urgente porre mano a quelle riforme liberali, che, in un contesto corporativo come quello italiano, servirebbero soprattutto ai non garantiti, a chi è fuori dalle protezioni di lobby e corporazioni. “Abolire la miseria”, diceva a suo tempo Ernesto Rossi: e le riforme di innovazione liberale servirebbero proprio a questo, anche nell’Italia di oggi.
COMITATO NAZIONALE DI RADICALI ITALIANI: LA RELAZIONE DI RITA BERNARDINI

7 gennaio 2006
Inizio dalle cifre, dai dati che ci riguardano. Parto dal pacchetto iscrizioni. quest’anno c’è la novità del “pacchetto”, con 590 euro ci si iscrive o si contribuisce a tutti i soggetti dell’area. Dei 590 euro, 300 contribuiscono a pagare le spese generali della sede che, grazie all’opera di Maurizio Turco sono state dimezzate. Fino ad oggi abbiamo avuto 202 pacchetti completi e 136 parziali (di chi ha deciso di pagare il pacchetto a rate).Al 31 dicembre 2005 per i “pacchetti” sono entrati 138.711 euro, di cui 70.549 sono andati a fronteggiare le spese generali. A Radicali Italiani, dai “pacchetti” sono arrivati 17.632,88 euro.  Complessivamente, per l’anno radicale 2006, al 4 gennaio, a Radicali Italiani sono entrati 123.604 euro versati da 900 persone e così suddivisi: € 108.106 da 616 iscrizioni complete 11.198 da 219 iscrizioni parziali  4.299 da 65 contribuenti Alla stessa data dell’anno scorso, gli iscritti erano 830 (-214); gli iscritti parziali erano 28 (+175); i contribuenti 154 (-89); gli introiti erano pari a 218.142 euro (- 94.538).Ricordo che lo scorso anno politico contribuì in modo sensibile allo slancio iniziale della raccolta iscrizioni la promozione della radiolina firmata Radio Radicale, l’avere l’obiettivo delle 5000 iscrizioni e il mailing spedito tempestivamente ai sostenitori degli anni precedenti. In più, quest’anno, c’è – come ho spiegato in precedenza con l’iniziativa dei “pacchetti” – una sorta di trattenuta alla fonte concordata con il vicepresidente del Senato Radicale Maurizio Turco, trattenuta destinata alla copertura (peraltro, ahinoi, insufficiente!) delle spese di sede. Sempre con Maurizio Turco e Marco Pannella abbiamo concordato una imminente iniziativa di mailing per sollecitare iscrizioni e contribuiti ai soggetti dell’area Radicale. Abbiamo deciso di farlo assieme per la centralità che vogliamo che assuma il PRT che celebra il suo cinquantenario mentre dà vita alla difficile impresa di riconquistare la normalità statutaria Gli effetti del “pacchetto” e della mancata spedizione di una lettera ai nostri indirizzari sono riscontrabili in due elementi di analisi che forniamo nell’allegato sull’autofinanziamento:il versamento medio per sostenitore è, per il 2006, alla data del 4 gennaio di 137,44 euro; alla stessa data dell’anno scorso era di 215,55 euroi versamenti con carte di credito quest’anno sono stati superiori a quelli dell’anno scorso (971 contro 935) mentre quelli con conto corrente (frutto dei mailing) sono passati dai 170 dell’anno scorso ai soli 38 di quest’anno.Segnalo – per non tacere informazioni che pure qualcosa  vogliono dire – che la stragrande maggioranza dei membri del Comitato non è ancora iscritta a Radicali Italiani e ricordo che i membri del Comitato che non si iscrivono entro il 15 gennaio decadono automaticamente.  Il preventivo che sottopongo all’esame del Comitato si ferma al mese di aprile 2006 e immagino che comprenderete il perchè. Comunque vadano le vicende elettorali, infatti, a quella data, sarà necessaria una nostra riflessione collettiva sul ruolo del nostro soggetto nello scenario politico italiano. Autofinanziamento: la previsione fino alla fine del mese di aprile 2006 è di 298.468 euro. Collaborazioni: anche quest’anno tutti i contratti sono a progetto però, con scadenza ad aprile anzichè a Novembre. La spesa prevista è di 136.450 euro (oneri compresi); per lo stesso periodo l’anno scorso ne avevamo previsti (e spesi) circa 250.000. Mailing: abbiamo previsto una spesa di 16.000 euro per i mailing comuni con il PRT. Servizi comuni: oltre alla “trattenuta” che viene effettuata direttamente dal PRT con le iscrizioni a pacchetto, abbiamo previsto di continuare a pagare il canone di 9.300 euro al mese per la Torre Argentina Società  di Servizi (TASS) che, fra l’altro, si sobbarca il peso del pagamento del mutuo della sede. Radicali Italiani possono rivendicare di non aver incrementato in questi ultimi due anni i debiti che si erano accumulati negli anni precedenti: l’anno politico che si è chiuso (il 2005) ha registrato in disavanzo d’esercizio di soli 29.814 euro, mentre il bilancio di previsione che sottopongo alla vostra attenzione prevede un avanzo d’esercizio di 8.903 euro. Poco abbiamo potuto fare – ma questo ve lo avevo già pronosticato – per ridurre il grande disavanzo cumulato nei cinque anni di vita del nostro soggetto politico; disavanzo che rimarrà, alla fine di aprile, a – 1.967.825 euro di cui 1.777.700 euro nei confronti dei soggetti radicali (+ del 90%), in particolare Partito Radicale (€ 1.305.071) e Lista Pannella (€ 435.876). Certo, noi non sappiamo dove sia di casa quella che il Ministro Martino chiamava la “democrazia acquisitiva”, con le forze politiche impegnate allo spasmo per acquisire il consenso attraverso la spesa pubblica. Dei 149.593 eletti fra deputati europei e nazionali, consiglieri regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali e delle comunità  montane i radicali possono vantare in tutto due deputati europei pari allo 0,0013% del totale. Dei 278.296 soggetti titolari di incarichi e consulenze nel settore pubblico i radicali hanno lo 0,000%. Le cifre sono tratte da un libro che consiglio di acquistare e che a me hanno regalato per Natale, “Il costo della democrazia” di Cesare Salvi e Massimo Villone. E’ ben documentato e fornito di tabelle illuminanti anche se sono gli stessi autori a metterci in guardia quando compilano il quadro dei costi totali della Politica S.p.A che ammontano ad un miliardo e 850.000 euro. Attenzione, ci dicono, quella somma è data solo dalle voci conoscibili, rilevabili con precisione: se aggiungiamo tutto il resto, si stima di arrivare al doppio, cioè una cifra fra i 3 e i 4 miliardi di euro all’anno. Bel saggio, che riguarda per l’ufficiale, il documentabile anche se con difficoltà, i finanziamenti resi leciti da leggi-truffa come quella sui rimborsi elettorali. Già , perchè la coop della partitocrazia italiana ci tiene alla faccia e se gli elettori italiani votano contro il finanziamento pubblico loro approvano la legge sui falsi rimborsi elettorali che si fonda sul principio “ogni elettore (anche se non va a votare), un euro” e per tutte le elezioni di tipo politico (europee, nazionali o regionali).Ma il grosso della famelicità  del sistema partitocratrico italiano sta nell’illecito e di questo abbiamo il sapore dalle speziate vicende di questi giorni sulla nuova tangentopoli, ribattezzata bancopoli.Questi scandali però – consentitemi di dirlo – assomigliano più ad una guerra per bande, a regolamenti di conti più che al rispetto delle regole e della legalità : “l’attualità di Bettino Craxi”, scrive Marco Pannella, quando con il suo ultimo intervento parlamentare “document la realtà  di un regime partitocratico fondato su una comune convinzione e unità  ideologica (quella della ineluttabilità e della convenienza) di un uso di parte, fazioso, delle istituzioni e dei cittadini italiani, incompatibile con uno Stato di diritto e una democrazia costituzionale.”Mi sembra opportuno ricordare a questo proposito la battaglia fatta dai radicali in Parlamento sui bilanci dei partiti con l’approvazione della legge sul finanziamento pubblico; lo scontro fra i radicali Crivellini e Bonino con l’allora presidente della Camera Nilde Iotti. Era il 1982 quando la Iotti rispose ai radicali che contrastavano il bilancio predisposto dalla Presidenza della Camera che non  prevedeva la situazione patrimoniale dei partiti. Il rendiconto patrimoniale, rispondeva la Iotti, non è espressamente previsto dalla legge; i partiti devono parlarne nella relazione che accompagna i bilanci.“Poichè la legge n. 659 del 1981 – scriveva la Iotti ai deputati radicali – non prevede la compilazione di un rendiconto economico, ma solo di un rendiconto di entrate e spese finanziarie, il collegamento del rendiconto finanziario con la situazione patrimoniale diviene particolarmente disagevole e la pubblicazione congiunta dei due documenti potrebbe disorientare i lettori dei bilanci dei partiti.”E ancora: “Poco significativi, anzi fuorvianti, per la opinione pubblica, sono i valori delle attività e passività  e la cifra del netto patrimoniale, che i lettori dei bilanci più sprovveduti tenderebbero a identificare con la “potenzialità economica” dei partiti. In qualche caso, poi, si avrebbe un deficit patrimoniale anzichè un patrimonio netto (per il prevalere delle passività  sulle attività ), che potrebbe mettere in imbarazzo alcuni partiti nei confronti dell’opinione pubblica.” Voi capirete perchè la nostra vita è stata difficile in questi decenni. E non solo per i referendum contro i finanziamenti pubblici, ma anche per l’attività parlamentare, le denunce presentate, le iniziative nonviolente messe in campo, le disobbedienze civili, le restituzioni in piazza del finanziamento pubblico. E le iniziative sulla giustizia… L’intervento di Pannella pronunciato il giorno di quello storico di Bettino Craxi del 1993 – rimandato in onda stanotte da Radio Radicale – era molto incentrato su legalità e giustizia ed era molto illuminante sulla realtà di oggi: certo, responsabilità  civile dei magistrati ma anche sistema d’elezione del CSM e ruolo della Corte Costituzionale, termini ordinatori per i magistrati e perentori per i cittadini, obbrobrio dell’obbligatorietà dell’azione penale che affida la responsabilità della politica giudiziaria a magistrati divenuti tali perchè vincitori di un concorso, irresponsabili di fronte ai cittadini e con carriera automatica assicurata. Niente da dire – a dodici anni di distanza – Fassino, D’Alema, Prodi, Rutelli, Berlusconi e Fini I Ds continuano a teorizzare oggi il partito radicato nel territorio, il partito/istituzione, il partito/Stato. Provare per credere: leggete il saggio del Prof Paolo Borioni con prefazione di Piero Fassino “le risorse per la politica” dove si sostiene l’importanza del finanziamento pubblico dei partiti “fra tradizione e innovazione”: le legislazioni efficaci – si afferma – sono quelle che incentivano l’interazione fra risorse pubbliche e autofinanziamento trasparente. I partiti socialisti più classici e radicati (il riferimento è ai partiti fratelli europei) sono quelli che utilizzano al meglio l’ampiezza organizzativa, l’insediamento per sfruttare creativamente i dettami del moderno fund raising. Deve essere stata proprio la creatività, la fantasia, ad aver portato il mitico tesoriere dei DS Ugo Sposetti a ripianare in tre anni il buco di mille miliardi nel bilancio del suo partito: un colpo di culo, dice testualmente a chi gli chiede come abbia fatto. Tesoriere che ha avuto l’onestà  di dire in un dibattito che ha accettato di fare con me: “io sono fra quel 7% di cittadini che si schierà contro l’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti, sono quello che scrive le leggi che in Parlamento si approvano di notte, sono quello che nel 2001 forzò la  mano al tesoriere di Forza Italia per ottenere un aumento del rimborso elettorale”.  Voi capirete perchè non sarà facile, ma è essenziale per la democrazia, il ritorno dei radicali della rosa nel pugno in parlamento. Non sarà facile, ma dobbiamo far capire al centro sinistra che possiamo essere, con i nostri compagni dello SDI, se non saremo emarginati, una risorsa di governo per i problemi del paese.
COMITATO NAZIONALE DI RADICALI ITALIANI: SINTESI DELL’INTERVENTO DI MARCO PANNELLA
rivista dall’autore
8 gennaio 2006 Questo Papa è incarnazione di culture mortifere

“Robetta da sacrestia e da colli torti”, così Marco Pannella ha commentato le parole pronunciate oggi dal pontefice nella sua omelia alla Cappella Sistina sull’ “anticultura della morte”. “Ratzinger – ha detto il leader radicale – è uomo di eruditissimo, ma senza cultura”.

“Quest’uomo – ha detto Pannella – guarda alla modernità  come se fosse simboleggiata dai mostri di Goya.

“Se esiste oggi un insieme di persone, un elemento sociale di massa sottoposta ai tormenti e alle infelicità  che noi normalmente abbiamo presenti per chi vive sotto i regimi autoritari, nelle carceri, è la sofferenza dei credenti nella religiosità , e ancor più nei credenti cristiani, e ancor più nei credenti e praticanti cattolici.”

Pannella rivendica la vicinanza dei radicali con i credenti, con una religiosità  che non si contrappone alla scienza. “Non dispiaccia al Papa – ha affermato il leader radicale – ma esiste un mistero. Quanto più la scienza ci fornisce strumenti vitali di conoscenza, tanto più acquisiamo consapevolezza della grandezza del mistero in cui siamo immersi, che si rinnova continuamente come cosa che ci trascende storicamente, così ricco da essere un fornitore costante di saperi e di fedi.”

“Siamo a un punto in cui è possibile che ci sia una sorta di rivincita storica importante delle cose che hanno fatto la cultura europea e italiana anche contro le maledette culture mortifiche che predominano e di cui questo Papa è¨ un’incarnazione.”

L’unità  socialista e l’unità  di socialisti possono non avere nulla in comune

In previsione della riunione della Direzione della Rosa nel pugno, prevista per domani, Pannella si rivolge ai compagni dello Sdi: “non siete ancora abituati a gestire le crisi di crescita. E allora voglio dire a Enrico, Roberto, Ugo: abbiate fiducia in voi! Renderemo attuali attraverso l’amore critico che si deve ai propri antenati i nomi di Craxi, di Nenni, di Saragat. Ma ci stiamo distraendo dicendo, come ieri Ugo Intini, che l’unità  socialista è la logica che la impone. C’è logica e logica. C’è una logica di potere, di annessione per governare, e c’è la logica dell’invenzione e della creazione. C’è la logica dell’unità rispetto agli obiettivi, c’è la logica dell’unità  dei socialisti.”

Occorre chiedersi, rispetto all’evocazione dell’unità  socialista, di quale socialismo si parla. “Quello di Riccardo Lombardi? di Vittorio Foa? di Ignazio Silone? del socialismo fabiano?”

Per Pannella, “l’unità  socialista non è una logica, è una scelta difficile, che non passa attraverso l’unità  ‘di’ socialisti”.

Secondo il leader radicale “L’unità  socialista non può esserci se si riduce a un esercizio di gestione dell’eredità  del padre, che è legittima in tutto tranne che in politica. Noi come Rosa nel pugno chiamiamo ad essere uniti sulla rivoluzione socialista come su quella liberale.”

In Italia è impedita la libera circolazione delle idee

Riferendosi alla nuova legge elettorale che impone soltanto alle nuove liste l’obbligo di raccogliere centinaia di migliaia di firme, Pannella sottolinea come “il vero problema che dobbiamo affrontare è come possiamo rispondere al fatto che è assicurata per legge l’ineguaglianza del momento costitutivo della partecipazione democratica, quella dell’elettorato passivo. La sacralità  della legge non è più pregnante, presente alle nostre coscienze. Di fronte a questi crimini dello Stato si risponde con abitudine”.
“Il parlare ci ò vietato”. Le battaglia liberali che rispondono a grandi questioni sociali non riescono a mobilitare le grandi masse che ne sono colpite direttamente. Questo si deve al fatto che in Italia “si è creata un’organizzazione sociale nella quale la parola, le idee non circolano”.

“Quando un regime è oligarchico e illegale non circolano nelle scuole, nelle radio, nelle televisioni che le cose gradite e autorizzate.”
Personalità  come Vasco Rossi e Andrea Bocelli potrebbero rimettere in gioco le cose in cui credono

Possiamo accettare “la truffa di chiamare elezioni democratiche quelle che sono nomine di eletti fatte in modo oligarchico” solo rovesciandola. “Occorrerebbe che Vasco Rossi (che in queste ore probabilmente sta compilando a mano il bollettino postale della sua ventunesima iscrizione al Partito radicale) mettesse se stesso al servizio delle cose alle quali crede, e si rendesse conto che le cose alle quali crede sono possibili, o altrimenti perdute. Se altre personalità popolari e di prestigio, come Andrea Bocelli, decidessero ad esempio di candidarsi simbolicamente all’ultimo posto delle liste della Rosa nel Pugno, potrebbero provocare un rivoluzionamento delle prospettive, sconfiggere in questo modo l’antidemocrazia, essere un medium per milioni e milioni di famiglie. Potrebbero passare alla storia d’Italia perchè nel momento in cui sembrava tutto perso hanno rimesso in gioco le cose in cui credono”.

COMITATO NAZIONALE DI RADICALI ITALIANI 6-8 GENNAIO 2006  ROMA

I RADICALI SULLE PRINCIPALI TELEVISIONI NAZIONALI DAL 10 SETTEMBRE AL 16 DICEMBRE 2005 : MINORI PRESENZE DI QUANTO SEMBRA  di Marco Beltrandi

Tempo di parola dei radicali e La Rosa nel Pugno su totale tempo di parola dei soli soggetti politici, incluso governo, dal 10/09/ al 16/12/05TG1TG2TG3TG4TG5ST.APERTOTG LA7
 1,67% (8’26” su tot. 8h 26’)1,05% (3’ su tot. 1h 35’)1,22% (4’35” su tot. 6h15’)0,37% (1’29” su totale di 6h 40’)0,73% (1’38” su totale di 3h43’)0 su totale di 42’54”1,63% (4’14” su totale di 4h19’)

Tabella 1

Tempo di  antenna dei radicali ( e la Rosa nel Pugno) su totale tempo di parola dei soli soggetti politici, incluso governo, dal 10/09/ al 16/12/05TG1TG2TG3TG4TG5ST.APERTOTG LA7
  1,57% (24’39” su tot. di 26h 10’) 1,06% (9’29” su totale di15h circa) 1,23% (13’20” su totale di 18h06’) 0,73% (7’ su totale di circa 16 h) 1,02% (8’33” su totale di 14h circa) 0,45% (51” su totale di 3h 09’) 1,04% (8’01” su totale di 12h 45’ circa)

Tabella 2

Tempo di parola nei programmi EXTRA TG dei radicali e La Rosa nel Pugno su totale tempo di parola dei soli soggetti politici, incluso governo, esclusa com. pol,, dal 10/09/ al 16/12/05Rai1Rai2Rai3Rete4Canale5Italia1 LA7
  0,20% (4’54” su totale di 41h circa) 3,01% (47’ circa su totale di oltre 26h 1,20% (29’21” su totale di 40h54’) 0 su totale di 1h 45’ 3,59% (22’44” su totale di 10h 32’) 4,67% (8’27” su totale di oltre 3h) 4,35% (2h13’ su totale di 51h 16’ circa)

Tabella 3

Le tabelle 1 e 2 relative ai principali tg nazionali, i cui valori sono sempre da mettere in relazione con la quantità e la qualità delle iniziative politiche condotte da La Rosa nel Pugno e dai radicali nel periodo esaminato, mostrano che certamente c’è stata più attenzione delle testate giornalistiche televisive nazionali alle iniziative laiche, socialiste, liberali e radicali, ma non nelle dimensioni di cui anche in ambito radicale si sente parlare. Permangono infatti anche sul piano meramente quantitativo forti discriminazioni rispetto ad altre forze politiche, pure assai meno presenti sul piano dell’iniziativa.

Di particolare importanza è la tabella 1 (quella relativa al tempo di parola, cioè al tempo di intervento diretto di esponenti nei TG, ben più importante delle dichiarazioni riportate nei cosiddetti “pastoni) : qui vediamo che permane la disattenzione di Mediaset, da sempre evidenziata, mentre per la Rai la testata che dedica meno spazio ai radicali ( e alla Rosa nel Pugno) non è più, come in precedenza, il TG3, ma il TG2.

Se si considera la Tabella 2 (tempo di antenna, cioè il tempo di intervento diretto in voce aggiunto al tempo di notizia) si riscontra come rispetto ai mesi (anni) passati l’attenzione a radicali e alla Rosa nel Pugno di Mediaset sia stata sicuramente più forte.

Esaminando la tabella 3, quella relativa alle trasmissioni di approfondimento, con l’eccezione di RaiUno, RaiTRe e Rete 4, ritroviamo per i radicali e per La Rosa nel Pugno uno spazio piuttosto importante rispetto al recente passato.

Capezzone è stato ospite di: Dieci Minuti (Raidue), Primo Piano (Raitre), Matrix (su aborto), Le Invasioni Barbariche (su Vaticano e sesso),  Otto e Mezzo  (presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa) , Omnibus (aborto), in aggiunta a due presenze nella trasmissione di Claudio Martelli.

Emma Bonino è stata ospite di Le invasioni Barbariche, Pannella nei giorni del Congresso dell’Associazione Coscioni è stato intervistato da Lucia Annunziata nella trasmissione “In ½ ora”, è stato a Primo Piano, a Uno Mattina, a Otto e Mezzo e a Omnibus, oltre che a SkyTG Controcorrente, e a Buona Domenica (che non è trasmissione di approfondimento, ma di intrattenimento).  Anche Sergio D’Elia è stato ospite di Otto e Mezzo, così come Massimo Bordin, mentre  Riccardo Arena a Le Invasioni Barbariche su amnistia.

Restano però, malgrado le denunce, le assenze da trasmissioni importanti, come Ballarò e Porta a Porta, l’assenza da UnoMattina (a parte una presenza a proposito di amnistia), trasmissione molto importante per  tipologia  e quantità di pubblico che la segue, la scarsa presenza a Primo Piano, e anche le assenze (rispetto ai periodi precedenti) da Che Tempo Che Fa di RaiTre. E’ indubbia tuttavia la relativa maggiore attenzione di Mediaset rispetto al recente passato, mentre si conferma La 7.

Una ulteriore conferma sulla presenza mediatica dei Radicali e della Rosa nel Pugno la abbiamo analizzando la classifica in ordine decrescente degli esponenti politici più presenti su Rai, Mediaset, La7 nel periodo esaminato (esclusa la comunicazione politica)

CLASSIFICA TEMPI – Tutti i programmi – Tempo di Parola
Periodo selezionato: dal 10-09-2005 al 16-12-2005
Reti: LA 7,RAI UNO,RAI DUE,RAI TRE,CANALE 5,RETE 4,ITALIA 1
Tipologie escluse: COMP
Solo soggetti politici
PosizioneNomeNumero%Durata%
1BERLUSCONI SILVIO7087.5610.35.555.17
2TREMONTI GIULIO1611.7206.12.063.03
3FASSINO PIERO3673.9205.14.342.56
4BERTINOTTI FAUSTO1771.8905.00.192.44
5PRODI ROMANO4464.7604.52.152.38
6GIOVANARDI CARLO910.9704.36.242.25
7RUTELLI FRANCESCO2082.2203.41.491.80
8D’ALEMA MASSIMO710.7603.41.251.80
9PECORARO SCANIO ALFONSO1491.5903.00.511.47
10FINI GIANFRANCO2312.4702.59.211.46
11VIOLANTE LUCIANO930.9902.55.141.42
12CASTELLI ROBERTO480.5102.48.051.37
13DI PIETRO ANTONIO720.7702.36.521.28
14CASINI PIERFERDINANDO2652.8302.32.431.24
15ANGIUS GAVINO780.8302.30.521.23
16CIAMPI CARLO AZEGLIO2522.6902.20.211.14
17MASTELLA CLEMENTE1621.7302.19.301.13
18ALEMANNO GIOVANNI1021.0902.16.461.11
19STORACE FRANCESCO1311.4002.14.041.09
20LA RUSSA IGNAZIO1211.2902.09.351.05
21LETTA ENRICO620.6602.02.451.00
22COSSIGA FRANCESCO170.1802.01.580.99
23BERSANI PIERLUIGI600.6401.51.040.90
24GASPARRI MAURIZIO900.9601.49.570.89
25BUTTIGLIONE ROCCO640.6801.47.240.87
26BOSELLI ENRICO810.8601.40.010.81
27MANTOVANO ALFREDO170.1801.35.560.78
28PANNELLA MARCO340.3601.34.400.77
29BACCINI MARIO1071.1401.34.360.77
30SGARBI VITTORIO270.2901.33.440.76
31BINDI ROSY220.2301.28.460.72
32TABACCI BRUNO480.5101.28.430.72
33MARONI ROBERTO810.8601.26.370.70
34BRUNETTA RENATO230.2501.25.560.70
35MUSSOLINI ALESSANDRA200.2101.24.370.69
36MELANDRI GIOVANNA90.1001.22.530.67
37FOLLINI MARCO2002.1401.21.270.66
38SANTANCHE’ DANIELA460.4901.21.170.66
39GRUBER LILLI190.2001.19.400.65
40CAPEZZONE DANIELE360.3801.19.200.65
41TAORMINA CARLO290.3101.18.320.64
42TURCO LIVIA220.2301.15.010.61
43PECORELLA GAETANO330.3501.14.110.60
44VELTRONI VALTER590.6301.13.230.60
45PISANU GIUSEPPE860.9201.10.230.57
46FRANCESCHINI DARIO570.6101.09.430.57
47DE MICHELIS GIANNI520.5601.09.390.57
48CICCHITTO FABRIZIO610.6501.08.030.55
49NANIA DOMENICO330.3501.07.180.55
50MORATTI LETIZIA510.5401.07.120.55
51SCHIFANI RENATO680.7301.05.010.53
52PRESTIGIACOMO STEFANIA230.2501.02.350.51
53ZECCHI STEFANO150.1601.01.290.50
54MINNITI MARCO110.1201.01.160.50
55BORDON WILLER480.5101.00.140.49
56CALDEROLI ROBERTO1251.3300.57.510.47
57GIORDANO FRANCESCO790.8400.57.070.46
58RIZZO MARCO190.2000.56.540.46
59CENTO PAOLO380.4100.53.530.44
60CHIESA GIULIETTO70.0700.53.190.43
61LOIERO AGAZIO240.2600.49.530.41
62CASTAGNETTI PIERLUIGI660.7000.49.370.40
63SACCONI MAURIZIO120.1300.49.100.40
64GENTILONI PAOLO330.3500.49.010.40
65LA MALFA GIORGIO160.1700.48.120.39
66AGNOLETTO VITTORIO110.1200.48.030.39
67ADORNATO FERDINANDO210.2200.48.020.39
68LANDOLFI MARIO510.5400.47.310.39
69BONDI SANDRO780.8300.46.480.38
70BALDASSARRI MARIO70.0700.44.160.36
71MATTEOLI ALTERO140.1500.43.150.35
72RONCHI ANDREA680.7300.42.370.35
73BRESSO MERCEDES190.2000.42.340.35
74MANCONI LUIGI40.0400.42.200.34
75PERA MARCELLO570.6100.40.300.33
76FORMIGONI ROBERTO110.1200.39.050.32
77DILIBERTO OLIVIERO550.5900.36.180.30
78ANDREOTTI GIULIO140.1500.36.150.29
79DOMENICI LEONARDO110.1200.36.110.29
80SCALFAROTTO IVAN230.2500.35.450.29
81SALVI CESARE110.1200.35.140.29
82DELLA VEDOVA BENEDETTO230.2500.35.130.29
83LUPI MAURIZIO ENZO140.1500.33.200.27
84GIANNI ALFONSO100.1100.33.180.27
85VOLONTE’ LUCA330.3500.33.100.27
86COTA ROBERTO40.0400.33.040.27
87MARTINO ANTONIO310.3300.32.180.26
88DATO CINZIA130.1400.31.590.26
89COFFERATI SERGIO330.3500.31.510.26
90TARADASH MARCO50.0500.31.250.26
91TREU TIZIANO110.1200.29.490.24
92SALVINI MATTEO110.1200.29.240.24
93VIETTI MICHELE180.1900.29.100.24
94LA LOGGIA ENRICO260.2800.29.010.24
95SERAFINI ANNA MARIA90.1000.28.540.23
96BONINO EMMA300.3200.28.130.23
97SANTELLI JOLE80.0900.27.570.23
98GRILLO LUIGI80.0900.27.490.23
99FERRENTINO ANTONIO170.1800.27.470.23
100SCALFARO OSCAR LUIGI    

Se Boselli è al 36° posto, Pannella (primo tra i radicali) è al 28° posto, Capezzone è al 40° posto, Bonino al 96° posto, Cappato al 285° posto,

Della Vedova all’82° posto.

AMNISTIA E MARCIA DI NATALE

Quanto ai temi, consideriamo le iniziative sull’amnistia che si sono sviluppate con particolare forza dal 10 di dicembre fino al 27 dicembre.

Possiamo osservare come, soprattutto nei pastoni dei tg, particolarmente a partire dal 14 dicembre vi siano stati molti servizi dedicati a questa iniziativa di Marco Pannella, dei radicali e de La Rosa nel Pugno.

Tuttavia alcune precisazioni sono indispensabili, ed evidenziano come in realtà il mero dato quantitativo dice assai molto poco, di per sé.

I primi telegiornali ad occuparsi della questione sono stati insolitamente quelli Mediaset, mentre la Rai ancora il 15 dicembre aveva dato poche notizie, e addirittura il TG2 non aveva mai dato la notizia. La sera del 18 dicembre il TG2 delle 20.30 manda in onda un buon servizio: da quel momento anche le testate della Rai si destano. Tuttavia, la mancata sottolineatura delle importanti adesioni alla Marcia di Natale, lo scarso rilievo dato alla notizia che nel Comitato promotore della Marcia di Natale era presente come presidente Don Mazzi, e  alcuni senatori a vita, più in generale la presentazione della Marcia come iniziativa politica, ma senza la evidenziazione del fatto sociale importante sottostante ad essa, l’accostamento ad essa costantemente di notizie su fatti gravi e scandalosi di criminalità finanziaria e non, la limitata copertura televisiva data dalla Rai alla Marcia (mezzora su Rai Tre), a differenza della diretta integrale assicurata da Sky TG24, non hanno consentito una completa ed efficace informazione sulla marcia di Natale e anche sulla parallela iniziativa parlamentare su amnistia ed indulto.

Addirittura sulle testate giornalistiche Rai la sera della Marcia di Natale era visibile soprattutto il volto di Fausto Bertinotti, quasi come se la paternità dell’iniziativa fosse la sua, proprio mentre la sua adesione era giunta solo il pomeriggio del 23 dicembre subito dopo le parole di Berlusconi a favore dell’amnisitia.

Va poi osservato come i temi della cronaca, di solito nera, abbiano uno spazio enorme sui nostri tg: si pensi al processo Franzoni, oppure ai servizi sui tanti immancabili fatti di criminalità: per fare un solo esempio, nella settimana tra il 12 e il 18 dicembre la riapertura dell’indagine sulla morte del cantautore Luigi Tenco ha avuto sulle principali testate giornalistiche televisive italiane più spazio delle iniziative su amnistia ed indulto, e Marcia di Natale, che, a differenza della prima, interessano direttamente milioni di persone nel nostro Paese.

Quanto alle trasmissioni di approfondimento che si sono occupate del tema, segnaliamo In ½ Ora,  UnoMattina, Primo Piano, Otto e Mezzo, Omnibus, Le Invasioni Barbariche (due volte), Buona Domenica (trasmissione di intrattenimento), SkyTG Controccorrente. In silenzio Ballarò (nei confronti della quale il giorno 16 dicembre i radicali hanno presentato una denuncia all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per la loro costante esclusione) e Porta a Porta.

Comunque, dopo settimane di monopolio (di fatto) della fissazione dell’agenda politica dei  da parte di Silvio Berlusconi e della sua maggioranza, nell’elenco dei  temi delle notizie riportate dai principali telegiornali (dal sito www.centrodiascolto.it) nazionali (Rai, Mediaset, La7), nella settimana dal 19 al 25 dicembre, al settimo posto in ordine decrescente di numero di notizie, si ritrova la Marcia di Natale per l’amnistia, la giustizia e la libertà.

La Marcia di Natale ha pertanto costituito un evento mediatico anche nel microcosmo dell’informazione politica italiana: non si registrano negli ultimi mesi altri eventi e momenti in cui la CDL non sia risultata protagonista ed artefice delle notizie sui principali telegiornali nazionali, o che non abbiano visto notizie relative all’Unione  inerenti a  situazioni di divisione, di contrasto, se non  propriamente negative, un dato che dovrebbe molto far riflettere l’Unione, in questa incipiente campagna elettorale.

LA SITUAZIONE DEL CENTRO DI ASCOLTO DELL’INFORMAZIONE RADIOTELEVISIVA

SUI PRINCIPALI TELEGIORNALI UNIONE PARTICAMENTE MAI SOGGETTO DELL’AGENDA SETTING DELLA POLITICA

Dal 3 novembre 2005 il Centro di Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva non fornisce più la propria attività di monitoraggio all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Al suo posto è subentrata la società ISIMM ricerche S.R.L, vincitrice della gara di appalto,  priva di esperienza nel settore. Il Centro di Ascolto ha presentato dei ricorsi al TAR Lazio sia a proposito dell’incongruo (per difetto) tetto economico massimo stabilito dal bando di gara dell’Autorità (pur a fronte di un notevole incremento degli obblighi di monitoraggio, fra cui, per citare solo qualche esempio, il passaggio da 11 a ben 16 emittenti oggetto del monitoraggio, e i tempi di consegna dei dati assai più ridotti), importo neppure sufficiente a remunerare i lavoratori necessari anche soltanto alle visione 24 ore su 24 delle emittenti monitorate (senza poi considerare le attività ulteriori necessarie), sia a proposito della presenza nella governance dell’ISIMM di Rai, Mediaset, La7, Telecom Italia, Sky Italia, cioè le società detentrici delle più importanti emittenti nazionali, oggetto del monitoraggio, sia a proposito di irregolarità formali nel deposito delle offerte che avevano portato all’esclusione da una  gara di appalto precedente proprio del Centro di Ascolto (gara questa poi annullata).

Si viene quindi a creare una preoccupante situazione in cui i soggetti del monitoraggio sono pure oggetto dello stesso, e a ben poco  vale l’obiezione per la quale dette società sono presenti – con molti altri soci – nell’Associazione culturale ISIMM che controlla al 90% Isimm ricerche: anzi, questo fatto dimostra che non sono certamente interessi  finanziari a spingere queste società ad associarsi con molti altri soggetti di capacità tecniche e finanziarie  nemmeno paragonabili alle loro

La decisione dell’Autorità sconcerta ed allarma tanto più in considerazione del fatto che la nuova compagine dell’Autorità ha, appena insediata, aperto una indagine formale nei confronti della società Auditel, proprio per la presenza nella sua governance delle principali società emittenti televisive oggetto della rilevazione degli ascolti. Solo il giorno 8 febbraio 2006 conosceremo l’esito dei ricorsi, mentre sul piano politico Giuseppe Giulietti, capogruppo DS in Commissione di Vigilanza, si è attivato pubblicamente per denunciare la questione (ha presentato anche una interrogazione parlamentare), denuncia a cui poi si sono aggiunti il senatore Antonello Falomi (Il Cantiere), e il senatore della Rosa nel Pugno Gerardo Labellarte. Quel che è certo è che ISIMM, presieduta da Enrico Manca, appare inserita in una rete di relazioni politiche fitta e assolutamente bipartisan; pochi sembrano disposti a prendere posizione su questa sconcertante vicenda.

Ciò che preme qui osservare è che il Centro di Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva, non più legato da contratto di esclusiva con AGCOM che ha impedito in precedenza allo stesso di cercare e trovare altri committenti per le sue analisi, sta mettendo a disposizione con libero accesso al suo sito www.centrodiascolto.it una ingente quantità di servizi non disponibili altrove.

Fra cui, per fare un esempio, settimanalmente una analisi completa sui telegiornali principali nazionali, con la rassegna video di tutte le notizie divisa per notizia, analisi quantitative sui temi e sui soggetti politici, ogni giorno una rassegna sui telegiornali del giorno precedente, e molto altro ancora è in corso di messa a punto.

La sopravvivenza del Centro di Ascolto è messa a rischio dalla cessazione del contratto con l’Autorità, ma i servizi che esso è in grado di offrire, l’assoluta autorevolezza derivante da decenni di monitoraggio sempre riconosciuto come imparziale e corretto, il sapere e le competenze esclusivamente da esso custodite, costituiscono risorse fondamentali non solo per i  soggetti politici radicali, ma per l’intero sistema politico e a quello  dei media in Italia.

Proprio dalla consultazione di questi dati di monitoraggio, balza subito all’occhio una constatazione: nella funzione di agenda settino politica svolta dai principali telegiornali nazionali l’Unione ha un ruolo assolutamente non da protagonista. Sono molte le settimane in cui l’agenda politica è determinata in via pressoché esclusiva dall’attuale maggioranza di Governo, e l’Unione si limita alle reazioni, o ai commenti. Non solo ma sovente si parla de l’Unione solo a proposito di divisioni e contrasti, su temi su cui vi sono divisioni la suo interno. E questo non riguarda solo testate come quelle Mediaset o TG1 e TG2, ma anche il TG3 e La7 che da sempre danno più spazio al centrosinistra.

Alla questione ho dedicato un articolo su Notizie Radicali, con riferimento alla settimana che va dal 5 all’11 dicembre 2005, ma considerazioni analoghe si possono svolgere anche per le settimane successive e precedenti. L’unica eccezione è proprio costituita dai telegiornali della settimana che va dal 19 al 25 dicembre esclusi, e per merito esclusivamente della Marcia di Natale.

I sondaggi diffusi sulle intenzioni di voto degli italiani dimostrano come non esista un legame immediato e diretto fra ruolo nell’agenda setting determinata dalla televisione e orientamento elettorale degli italiani: tuttavia appare assolutamente evidente come la possibilità e la capacità di determinare l’agenda setting mediante le televisioni, di scegliere i temi su cui avviene il confronto politico-elettorale, può essere risorsa strategica in chiave elettorale in possesso della Casa delle Libertà.

L’Unione deve recuperare capacità di iniziativa politica, proprio mentre tiene atteggiamenti di distacco e di freddezza verso La Rosa nel Pungo, e verso i radicali, verso cioè i soggetti politici di tante iniziative che sovente hanno la forza di riscrivere l’agenda setting del paese con temi di cui nessuno si occupa, basti pensare alla vicenda dell’amnistia.

I dati rilevano inoltre la costante fortissima presenza nei principali telegiornali nazionali dei temi legati alla cronaca, solitamente nera: basti dire che la notizia della riapertura dell’inchiesta sulla morte del cantautore Luigi Tenco nella settimana tra il 12 e il 18 dicembre ha avuto più spazio del tema dell’amnistia.

Comitato Nazionale di Radicali Italiani – prima giornata, le relazioni e l’elezione del Presidente

Comitato Nazionale di Radicali Italiani – seconda giornata, sessione mattutina

Comitato Nazionale di Radicali Italiani – seconda giornata, sessione pomeridiana

Comitato Nazionale di Radicali Italiani – terza giornata (incluse le votazioni)

8 Gennaio 2006