La nostra lettera al Ministro della Giustizia Carlo Nordio sul caso di Lee Mongerson Gilley

Egregio Signor Ministro,

le notizie relative alla richiesta di asilo avanzata in Italia dal cittadino statunitense Lee Mongerson Gilley, attualmente ricercato negli Stati Uniti e potenzialmente esposto all’applicazione della pena di morte, impongono una riflessione.

Come Lei ci insegna, la nostra tradizione giuridica si fonda sul principio per cui neppure la persona accusata dei delitti più efferati può essere consegnata a sistemi sanzionatori incompatibili con i principi cardine dello Stato di diritto.

L’art. 27 della Costituzione, la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e la consolidata giurisprudenza nazionale ed europea impongono all’Italia di non concorrere all’esecuzione della pena di morte, neppure indirettamente.

Non si tratta di formulare giudizi sulla colpevolezza o innocenza dell’imputato. Si tratta di riaffermare che anche di fronte ai reati più gravi, uno Stato di diritto deve saper difendere i propri valori.

Per tale ragione, Le chiediamo di esercitare con il massimo rigore i poteri e le prerogative attribuiti dalla legge in materia di estradizione.

L’Italia non può diventare un ingranaggio, neppure indiretto, di un meccanismo che possa condurre alla pena di morte.

In fede,
Filippo Blengino
Segretario nazionale di Radicali Italiani