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Putin ha firmato un nuovo decreto che amplia ancora una volta gli organici delle Forze armate russe: è il quarto in appena sette mesi. Dietro questi numeri, però, ci sono delle persone.
E c’è una domanda che non può essere elusa: chi paga davvero il prezzo di questa guerra? Non sono certo i figli degli oligarchi a sopportarne il peso. La macchina bellica russa ha attinto anche alle fasce più vulnerabili della società e, nel corso del conflitto, ha fatto ricorso a detenuti e mercenari; dal 2024, inoltre, migliaia di militari nordcoreani sono stati inviati in Russia a sostegno dello sforzo bellico di Mosca. È qui che la guerra mostra il suo volto più antico e più crudele: la distanza tra chi decide e chi combatte, tra chi dispone della vita degli altri e chi quella vita è chiamato a rischiarla.
Dal febbraio 2022, la Russia ha progressivamente ampliato le dimensioni autorizzate delle proprie Forze armate. Nel settembre 2024 Putin aveva già fissato l’organico a 2,389 milioni di unità, di cui 1,5 milioni di militari; oggi la soglia è salita a 2,442 milioni, con 1,5505 milioni di militari. Ed è anche da questa realtà che l’Europa è chiamata a interrogarsi sul proprio futuro. Vogliamo essere artefici del nostro destino? Allora dobbiamo costruire un’Europa capace di assumersi fino in fondo la responsabilità della propria sicurezza. Fare l’Europa e, insieme, fare gli europei: questo è il compito che la storia ci consegna. Significa dotarsi degli strumenti necessari per agire con autonomia e di una deterrenza credibile. Perché, al contrario di quel che ci vogliono far credere, questa guerra non riguarda solo il futuro dell’Ucraina, ma di tutta l’Europa.
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