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La Filosofia del Dialogo


Bandiera europea, alberi sullo sfondo

Per gli Stati Uniti d’Europa.

Che cos’è la Politica? Che cosa significa questa parola? La lingua italiana, insieme all’arte e alla bellezza, è il principale elemento identitario del nostro Paese.

Si sottovaluta spesso il dialogo come se fosse astratto, come se la parola non avesse peso, come se fosse niente, come se non avesse anima, come se non agisse. Poi, ci lamentiamo delle conseguenze. La parola va ascoltata, va sentita dentro di noi. La parola è viva, è concreta. Altrimenti, è chiacchiera.

La Politica è la forza, la nonviolenza, il dialogo, il governo delle cose. Politica significa comunità, insieme, relazione umana, diritti e diritto, comprensione, previsione e lungimiranza. La Politica è cultura e la cultura è Politica. Mentre il lato oscuro della Politica è il Potere, il Potere fine a se stesso, violento, oppressivo, menzognero, ignorante, guerrafondaio, conflittuale, indifferente.

E così, il pragmatismo è diventato un’ideologia. Al Potere, quindi, inevitabilmente, è salita la tecnocrazia e ha vinto il materialismo. La legge della giungla è il Potere, che è il lato oscuro della Forza. La Forza è l’Amore.
Di conseguenza, la cosiddetta “forza dei fatti”, di conseguenza, sta devastando la politica. Perché il pragmatismo è divenuto una maschera per coprire il vero volto del Potere: un volto meschino, ipocrita, ambiguo, opaco, bugiardo, autoritario, oppressivo, ignorante. Il pragmatismo è una delle forme assunte dall’antipolitica allo scopo di spazzare via il pensiero, le idee, gli uomini, la parola, la legalità, lo Stato di diritto, la democrazia. Tutti dicono di essere concreti, di badare ai fatti, di andare al sodo. Ma restano solo chiacchiere. Fanno chiacchiere. Questo solo fanno. E così facendo, il Potere dei partiti si scaglia contro l’individuo.

Una democrazia è liberale quando la libertà di un individuo incontra il limite della libertà di un altro individuo, quando vige lo Stato di diritto, quando lo Stato di diritto vige a stabilire i limiti della libertà individuale, quando vi è libertà di parola, di religione, di stampa, d’informazione ma, soprattutto, libertà di conoscenza. La grave piaga che pesa sulla vita dei cittadini italiani è l’impossibilità di conoscenza. Una democrazia è liberale quando riconosce l’uguaglianza tra tutti gli uomini, l’uguaglianza di fronte alla Legge, l’uguaglianza nei diritti e nei doveri di ciascun individuo. Una democrazia è liberale quando è laica, cioè quando lo Stato non interferisce nelle scelte morali individuali. Scriveva Immanuel Kant: «Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo». Una democrazia è liberale, per dirla alla Montesquieu, quando riesce a combinare il principio della sovranità popolare con la tutela dei diritti liberali e con la divisione dei poteri. In una democrazia liberale, libertà economica e libertà politica sono inscindibili, non vi può essere l’una se manca l’altra e viceversa. In tal senso, a fondamento del metodo e della visione politica dei Radicali di Marco Pannella e di Emma Bonino vi è una lettura della situazione sociale, istituzionale ed economica del nostro Paese che, da sempre, fin dal 1955, dai tempi di Mario Pannunzio fino ad arrivare ai tempi futuri, affonda nei principi e nelle idee liberali.

A tal proposito, è forse utile ricordare a tutti i democratici, di destra e di centro e di sinistra, quanto affermava Benedetto Croce: «Non bisogna dimenticare che il liberalismo disgiunto dalla democrazia inclina sensibilmente verso il conservatorismo, e che la democrazia, smarrendo la severità dell’idea liberale, trapassa nella demagogia e, di là, nella dittatura».

L’italiano è una delle lingue più studiate al mondo perché è la lingua di Dante, di Pirandello, della poesia e del teatro, di Leopardi e di Italo Calvino, di Elio Vittorini, Pier Paolo Pasolini e Leonardo Sciascia. Ma è anche la parola di Adele Faccio, Adelaide Aglietta…

L’Italia, non a caso, comincia a nascere davvero con l’affermarsi della lingua italiana attraverso un lungo ma inesorabile processo che portò dal latino volgare al fiorentino passando attraverso Dante Alighieri, Petrarca e Boccaccio fino ad arrivare, seguendo una linea immaginaria, alla lingua di Alessandro Manzoni. Il sogno dell’unificazione del territorio italiano, infatti, nasce innanzitutto come mito letterario, molto tempo prima che si realizzasse l’Unità nazionale nel 1861 a seguito della spedizione dei Mille. L’Italia nasce prima in letteratura e, nel corso del Risorgimento liberale, accresce il sogno letterario affermandosi come obiettivo politico.

A ragione di ciò, la crisi politica ed economica di oggi si abbatte come una mannaia sul linguaggio politico, sulle parole e sul loro significato. La televisione trasmette stancamente programmi di approfondimento politico e il dibattito appare svuotato perché sono le parole stesse a essere ormai prive di senso, inutili e inutilizzabili. Ecco perché Bellezza Radicale è un vento, è un processo olistico, proteso verso orizzonti infiniti…

L’azione di Bellezza Radicale è, per prima cosa, finalizzata alla scrittura di un Abbecedario della Politica attraverso cui restituire senso e significato alle parole.