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Rave: dal Governo uso propagandistico e pericoloso della legislazione penale


“La necessità della cosiddetta ‘autorizzazione’ per le manifestazioni in luoghi pubblici è, concettualmente e giuridicamente parlando, una bufala”.
Così su Facebook Alessandro Capriccioli, consigliere regionale del Lazio di “+Europa Radicali”.
“L’articolo 17 della Costituzione”, prosegue Capriccioli, “stabilisce che ‘i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi’, aggiungendo che ‘per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso’ mentre ‘delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica’.
Riunirsi pacificamente è dunque un diritto: e proprio perché è un diritto non necessita di ‘autorizzazione’ da parte di chicchessia, ma richiede semplicemente un ‘preavviso’ alle autorità, le quali a quel punto possono vietare la riunione solo per ragioni specifiche e soprattutto ‘comprovate’.
La distinzione non è affatto di lana caprina: un conto è chiedere il permesso di fare una cosa, un altro è avvisare che la si farà. È, appunto, la differenza tra chiedere una concessione ed esercitare un diritto.
Dopodiché, evidentemente, c’è la questione della proprietà privata, che non può essere occupata senza il permesso dei proprietari: ma poiché il testo della norma licenziata ieri dal governo parla di ‘invasione’ anche di spazi ‘pubblici’, e visto che riunirsi in luogo pubblico per finalità pacifiche (quale è senz’altro ascoltare musica e ballare) è un diritto costituzionalmente garantito, a me pare che la norma del governo sui cosiddetti ‘rave’ maneggi con una certa disinvoltura una materia obiettivamente delicata, al di là di come ciascuno di noi possa (legittimamente ma altrettanto soggettivamente) pensarla su questioni come quella del ‘decoro’.
La sensazione di fondo”, conclude Capriccioli, “è che questo governo abbia iniziato il suo lavoro assestando un colpo a una delle tante ‘popolazioni’ invise a chi lo sostiene, e quindi che siamo di fronte al classico esempio di legislazione penale varata a scopo prevalentemente propagandistico e identitario. Mi pare un modo di procedere estremamente pericoloso”.