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Un solo pianeta. Un solo modo per salvarlo: agire insieme.

Per rispettare gli Accordi sul clima di Parigi, serve l’accordo di tutti.
Nazioni come Cina, Russia e India, fra i principali responsabili delle emissioni di CO2, non si sono ancora unite all’ulteriore obiettivo di contenere il riscaldamento globale sotto l’1,5°C al 2030 ed eliminare il carbone dalla produzione energetica al 2025. Senza il loro contributo, gli sforzi dei singoli Stati saranno vani.
C’è un solo nemico che può farci perdere la battaglia sul clima: gli egoismi nazionali. Il solo modo per vincerla è una reale risposta transnazionale.

Una meta per tutti, una strada per ognuno.

Transizione ecologica: possibile per i Paesi industrializzati, complessa per quelli in via di sviluppo. Il carbone è ancora uno dei principali mezzi di crescita per le economie emergenti. Per loro serve un percorso diverso: quello dove lo sviluppo ecologico non rallenta quello economico.
La strada da percorrere non è quindi uguale per tutti, ma quel che è certo è che tutti devono percorrerla.

Equilibri geopolitici: fondamentali per non cadere.

+40% di rame, +70% di cobalto, +90% di litio: la domanda dei materiali necessari alle tecnologie “verdi” aumenta, ma a possederli sono in pochi. Il risultato? Un’alta fluttuazione dei prezzi che influenzerà gli equilibri geopolitici. Una prospettiva che può mettere in bilico la transizione ecologica globale.
Serve subito un piano imponente di recupero dei materiali e di approvvigionamento o dovremmo affrontare, oltre alla lotta ai cambiamenti climatici, un’altra battaglia: quella dei prezzi.

Un solo binario da seguire: il Green Deal. Una sola locomotiva: l’Europa.

Aiuti finanziari e nuovi bond europei: questo è ciò che serve ai Paesi UE per salire sul treno che porta alla neutralità climatica del Continente entro il 2050.
Una politica espansiva fondamentale per i Paesi come l’Italia che rischiano di non riuscire a sostenere i costi di questo viaggio.
Il Green Deal è un obiettivo comunitario. Renderlo raggiungibile è una scelta radicale.

Industrie hard to abate: serve la linea dura

Sostegni economici per la riconversione e tutela dalla concorrenza sleale. Solo così i grandi complessi industriali potranno fare un salto ecologico.
Il Fondo per la Transizione Industriale e il Carbon Border Adjustment Mechanism sono i motori di questa evoluzione: il primo per sostenere economicamente il settore, il secondo per difenderlo dalla concorrenza dei produttori europei non green.
Due interventi chiave per un grande obiettivo: la decarbonizzazione delle industrie.

Politiche in difesa dell’ambiente. Fondi per proteggere i cittadini.

Il Fondo Sociale per il Clima della Commissione Europea è uno strumento utile ma ancora insufficiente: 8 miliardi di euro per milioni di famiglie e microimprese che vedranno i costi dell’energia crescere non bastano. Milioni di cittadini europei sono già a rischio povertà energetica.
È necessario proteggere gli europei dal rincaro delle bollette ma occorre anche proteggere i lavoratori dalla lunga transizione a cui saranno sottoposte milioni di imprese, costruendo un sistema di ammortizzatori sociali europei, come è stato per Sure, che finanzi l’integrazione al reddito e percorsi formativi. Meno costi per i cittadini, meno conseguenze per l’ambiente.

Per l’Italia, tre date importanti: 2026, 2030 e 2050.

Entro il 2026 il nostro Paese deve attuare il PNRR finanziato dall’Europa. Questo è il primo passo per raggiungere l’obiettivo del 55% di decarbonizzazione al 2030. Per farlo deve vincere la sfida di installare 70 GW da rinnovabili che permetteranno anche di convertire le industrie hard to abate, produrre idrogeno verde e avere una mobilità elettrica nazionale e locale.
La terza data è il 2050 il cui obiettivo è la neutralità carbonica. Per raggiungerla potremo contare sulle innovazioni tecnologiche che la scienza ci fornirà come la fusione nucleare e gli accumulatori di nuova generazione. Per questo è fondamentale, mai come ora, predisporre adeguati finanziamenti alla ricerca recuperando i ritardi del passato. 

Un enorme debito ambientale, un’occasione per estinguerlo: il PNRR.

Rischio idrogeologico, gestione dei rifiuti, depurazione delle acque reflue, inquinamento del suolo: anni di problemi irrisolti che oggi devono avere una soluzione radicale. Per risolverli abbiamo a disposizione le risorse del PNRR: 70 miliardi di cui nemmeno un euro dovrà andare perso.
Abbiamo già sprecato un sacco di tempo, non possiamo sprecare questa opportunità.

Abbattere la burocrazia per abbattere le emissioni di CO2.

Quasi la metà dei progetti green rimane su carta e l’altra metà parte in ritardo a causa dell’iter autorizzativo. Le aste vanno quasi deserte. La burocrazia non ci fa respirare: frena i cittadini e rallenta la lotta all’inquinamento.
L’Italia ha un grande obiettivo: installare nuovi impianti per generare il 72% di energia elettrica da fonti rinnovabili: senza una semplificazione radicale delle procedure, al 100% non ci riusciremo.

Una transizione impigliata nella rete.

Per garantire la transizione energetica è fondamentale agire sulle nostre infrastrutture di rete, deboli a livello di capacità e di distribuzione. È il momento di un rinnovamento radicale: potenziare e digitalizzare la rete su tutto il territorio nazionale per sostenere l’energia dei nuovi impianti di fonti rinnovabili.
La strada è segnata: servono ora i mezzi per percorrerla.

Il tricolore si deve tingere di verde.

Un’industria nazionale di energia green: è questo ciò che manca all’Italia per affrontare una radicale transizione ecologica. Il PNRR lo dice chiaramente: per l’approvvigionamento di materiali e tecnologie “verdi”, siamo troppo legati ai Paesi stranieri.
Basta chiedere energia: è il momento di produrla.

Trasparenza, partecipazione, fiducia.

Per vincere la lotta ai cambiamenti climatici dobbiamo riavvicinare i cittadini alle istituzioni. Se manca la fiducia, la stessa attuazione del PNRR è a rischio. Sono numerosi gli impianti da mettere in cantiere per la realizzazione del Piano, ma tutto può fermarsi se le popolazioni locali non vengono adeguatamente coinvolte e informate.
Serve un approccio più trasparente da parte di chi applica le misure e la partecipazione attiva di chi le vive ogni giorno. Perché nella lotta ai cambiamenti climatici dobbiamo essere tutti alleati.

Per una transizione ecologica sostenibile, il momento è ora. Con una scelta radicale.

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