I principi che lo caratterizzano sono la difesa dello stato di diritto e della democrazia, il metodo della nonviolenza-gandhiana, la laicità e la libertà religiosa, il federalismo europeo, l’ambientalismo, l’antiautoritarismo, il liberalsocialismo, l’antimilitarismo, il liberalismo democratico, l’antiproibizionismo. Gli obiettivi sono stabiliti tramite la mozione annuale votata dal Congresso degli iscritti e le delibere del Comitato nazionale eletto dal Congresso. La conduzione politica e amministrativa è assicurata dal segretario e dal tesoriere rinnovati ogni anno dal Congresso, con la collaborazione della Direzione e della Giunta.
Radicali Italiani ha una caratteristica che lo rende diverso da tutti gli altri partiti: riconosce nel suo Statuto la “libertà di associazione”. L’iscrizione a Radicali Italiani non preclude l’iscrizione ad altri movimenti e partiti politici. Nessuno può essere espulso dal movimento, e unica condizione necessaria e sufficiente per farne parte è il versamento della quota di iscrizione.
Il Congresso biennale, a cui possono partecipare tutti gli iscritti esercitando i loro diritti, si riunisce ogni due anni, di norma, a dicembre. Radicali Italiani si organizza attraverso le associazioni degli iscritti, che possono essere su base territoriale, tematica e anche telematica. Tutte le associazioni che raggiungono 10 iscritti al movimento possono eleggere un rappresentante al Comitato Nazionale.
Radicali Italiani è stato uno dei soggetti costituenti del Partito Radicale Nonviolento, Transazionale e Transpartito (Prntt).
Il PRNTT è il più antico partito politico italiano: dal 1963 continua ad esistere con la stessa denominazione, mentre tutti gli altri partiti hanno mutato nome e riferimenti culturali, in particolare a seguito della caduta del muro di Berlino e della stagione delle inchieste della magistratura sulla corruzione politica nota come Tangentopoli.
Ai Radicali si devono riforme storiche quali la legalizzazione di divorzio e aborto, l’obiezione di coscienza, il voto ai diciottenni, la chiusura delle centrali nucleari, la riforma del sistema elettorale in senso maggioritario, la depenalizzazione dell’uso personale di droghe leggere, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, la chiusura dei manicomi, l’approvazione della prima legge europea sui diritti dei transessuali.
Il movimento radicale è anche il soggetto politico che ha scelto la “nonviolenza” quale metodo centrale di lotta (sciopero della fame e della sete, disobbedienza civile, obiezione di coscienza, non collaborazione).
A fronte di risultati numericamente marginali rispetto ai singoli appuntamenti elettorali, i radicali hanno influenzato con continuità la vita politica e culturale italiana, come testimoniano le riforme conquistate e le adesioni di intellettuali del livello di Ignazio Silone, Elio Vittorini, Pier Paolo Pasolini, Domenico Modugno e Leonardo Sciascia, quest’ultimo eletto in parlamento nel 1979 come deputato radicale.
Nel 1955 un gruppo di liberali dissidenti (Leopoldo Piccardi, Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Leo Valiani e Marco Pannella) fondò il Partito Radicale. Il partito nacque da una scissione della sinistra del Partito Liberale, rivendicando un orientamento liberale, liberista e libertario con forte impronta anticlericale. Nel 1956 l’assemblea costituente del partito ne sancì ufficialmente la nascita e affidò a Pannunzio la direzione. Durante gli anni ’60 e ’70, sotto la guida di Marco Pannella, il Partito Radicale si trasformò in un laboratorio di campagne civili basate sulla nonviolenza e sull’uso dei referendum. Tra i successi più noti vi furono il Referendum sul divorzio, la Legalizzazione dell’aborto, l’obiezione di coscienza, la depenalizzazione del consumo di droghe, l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti.
Nel 1989 il Partito Radicale scelse di trasformarsi in una organizzazione transnazionale e di non partecipare più direttamente alle elezioni nazionali italiane. Questa scelta lasciò spazio a una costellazione di associazioni radicali pronte a riunirsi in una nuova esperienza politica.
Dopo anni di attività frammentata, nel luglio 2001 nacque Radicali Italiani. Daniele Capezzone fu eletto primo segretario e Luca Coscioni presidente; tra i promotori vi erano anche Emma Bonino, Benedetto Della Vedova, Rita Bernardini e Sergio D’Elia. Lo statuto dichiarava il movimento liberale, liberista e libertario aperto a tutti e compatibile con l’iscrizione ad altri partiti; proponeva di perseguire il federalismo europeo e la laicità dello Stato, facendo uso del metodo gandhiano della nonviolenza.
Il primo congresso di Radicali Italiani (luglio 2002) fu dedicato all’inchiesta “Caso Italia”, che denunciava violazioni costituzionali nell’uso dei referendum, la scarsa rappresentanza parlamentare e il sovraffollamento carcerario. Negli anni successivi il movimento consolidò la sua presenza politica attraverso candidature e referendum (procreazione medicalmente assistita).
Nel decennio successivo il movimento portò avanti numerose iniziative popolari basate sulla raccolta di firme e sulla mobilitazione nonviolenta: Campagna «Eutanasia Legale» (2013), «Legalizziamo!» (2016), «Ero straniero – L’umanità che fa bene» (2017).
In questi anni si confermarono anche le campagne nonviolente, come gli scioperi della fame per denunciare la situazione delle carceri e chiedere l’amnistia.
Nel 2018 Radicali Italiani partecipò alla formazione della lista +Europa con Emma Bonino. La lista concorse alle elezioni politiche e portò alcuni parlamentari, anche se non superò la soglia di sbarramento alle politiche 2018. Il Segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi, divenne Deputato.
Negli anni seguenti furono promosse iniziative per la giustizia giusta, l’ambiente, l’eutanasiae l’abolizione del carcere.
Alla vigilia delle elezioni europee, il 16 gennaio 2024 il congresso di Radicali Italiani elegge il ventenne Matteo Hallissey Segretario.
Nel dicembre 2024 il congresso elegge Filippo Blengino come Segretario, promotore di numerose disobbedienze civili nel corso del 2025.
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