Lucido sì, lucido no

Disobbedienza civile sul Codice della strada 

Il caso di Filippo Blengino

 

La normativa italiana sulla guida e l’uso di sostanze stupefacenti rappresenta uno dei punti più critici dell’attuale impianto proibizionista.

Proprio su questo terreno si colloca la disobbedienza civile di Filippo Blengino, finalizzata a denunciare l’assenza di un nesso reale tra consumo di sostanze e pericolo alla guida, così come configurato dall’attuale Codice della strada.

Il quadro normativo

Con la recente modifica del Codice della strada voluta dal Ministro dei trasporti Matteo Salvini, l’art. 187 del prevede sanzioni amministrative e penali molto severe (ritiro e sospensione della patente, ammenda, arresto) per chi guida anche dopo diverse ore/giorni dall’assunzione di sostanze stupefacenti.

Non è richiesto l’accertamento di uno stato di alterazione psicofisica al momento della guida (prima della modifica, un medico doveva certificare l’inidoneità alla guida); è sufficiente la positività a test biologici (saliva, urine, sangue), che possono rilevare tracce anche a distanza di giorni dall’assunzione.

Le evidenze scientifiche mostrano che (ad esempio nel caso della cannabis) la presenza di metaboliti nel corpo non equivale a una compromissione della capacità di guida.

Ne deriva un sistema che non misura il pericolo, ma criminalizza il consumo.

Nonostante ciò, le conseguenze per il conducente sono immediate e gravissime, anche in assenza di incidenti o comportamenti anomali alla guida.

Le problematiche rimangono le medesime per tutte le altre sostanze stupefacenti.

La disobbedienza civile come atto politico

La disobbedienza civile di Filippo Blengino nasce da questo cortocircuito tra diritto, scienza e sicurezza.

L’obiettivo è chiedere al giudice di sollevare la questione di legittimità costituzionale e “asfaltare” una norma tanto insensata quanto criminale.

Il processo avrà inizio il 22 gennaio 2026.