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Le nostre risposte, il nostro futuro

Ciao Matteo, Radicali Italiani sta attraversando una fase profondamente delicata, che abbiamo il dovere di affrontare con lucidità e trasparenza. Il Segretario Filippo Blengino si è dimesso. Nella stessa giornata, la nostra Tesoriera è entrata in sciopero della fame per chiedere la liberazione del Campus Einaudi di Torino, occupato a discapito della comunità universitaria. Nella stessa giornata, abbiamo finalmente ottenuto la vittoria al TAR di Palermo: la spiaggia di Mondello è libera dopo oltre 100 anni. E questo è stato possibile anche grazie all’azione del nostro Presidente. Una giornata a cui si sono aggiunte proprio le dimissioni del Segretario Filippo Blengino, che ci hanno colti quasi come un fulmine a ciel sereno. Quasi, perché avvertivamo, insieme agli altri dirigenti, una crescente preoccupazione per la condizione di isolamento nella quale Filippo sembrava essersi chiuso. Non parliamo di un isolamento meramente politico. In questi tre anni abbiamo condiviso con lui molto più delle responsabilità legate ai nostri incarichi: battaglie, obiettivi, progetti e,soprattutto, una sincera amicizia. Abbiamo lavorato insieme su tantissimi fronti: la difesa della democrazia e dello Stato di diritto, l’antiproibizionismo, contro la violenza di Stato nelle carceri, a sostegno della resistenza ucraina, contro le rendite e i privilegi corporativi. Abbiamo costruito insieme le iniziative promosse in questi anni, tra cui anche le disobbedienze civili portate avanti dallo stesso Filippo, come quella contro il nuovo Codice della strada voluto da Matteo Salvini. Da parte nostra non sono mai venute meno né la volontà di collaborare né la fiducia nel valore del percorso che stavamo costruendo insieme. A preoccuparci era, piuttosto, un isolamento di natura soprattutto umana e personale degli ultimi mesi. Un isolamento che si manifestava attraverso periodi di irreperibilità sempre più frequenti e prolungati, fino a trasformarsi, nelle scorse settimane, in un’assenza pressoché totale, nonostante i nostri ripetuti tentativi di ristabilire un dialogo. Abbiamo cercato di comprendere, di rispettare i suoi tempi e, soprattutto, di non trasformare una difficoltà personale in una questione politica. Forse è anche per questo che oggi avvertiamo con particolare dolore il fatto di non essere riusciti a ritrovare quel dialogo. Questo perché, prima di ogni altra cosa, a Filippo ci lega un affetto sincero. Ci interrogano profondamente, però, le modalità e i tempi con cui è stata gestita la decisione di lasciare la Segreteria. Tra poche settimane, infatti, si terrà il nostro Congresso nazionale. Nei mesi e nelle settimane precedenti all’interruzione dei contatti, Filippo ci aveva chiesto ripetutamente rassicurazioni rispetto a una sua rielezione alla Segreteria. Non gli avevamo mai precluso la possibilità di un nuovo mandato. Ma non potevamo, né avremmo voluto, sottrarre una decisione così importante al confronto libero e democratico tra gli iscritti. Gli incarichi non sono proprietà personali. Sono responsabilitàtemporanee, affidate da una comunità e alla stessa comunità sempre riconducibili. Filippo, dimettendosi un mese prima della fine del suo mandato, ha deciso di difendersi dal Congresso e non nel Congresso. La domanda che continuiamo a porci è: se Filippo avesse ricevuto maggiori rassicurazioni sulla sua rielezione alla Segreteria, si sarebbe comunque dimesso in questo modo? Come mai ha atteso la conclusione del mandato per muovere gravi accuse pubbliche? Ci troviamo quindi costretti a rispondere alle affermazioni diffamatorie con cui ha accompagnato le proprie dimissioni. Parole che ci hanno profondamente sconcertati e che respingiamo con fermezza, ritenendo doveroso fare chiarezza per rispetto degli iscritti e di tutte le persone che si impegnano per Radicali Italiani. Entriamo nel merito di ogni aspetto, che possiamo documentare con ogni evidenza utile.

1) Le affermazioni relative a presunte anomalie nei dati da parte della Tesoreria sono categoricamente false e le respingiamo senza esitazioni. Le note di tesoreria hanno la funzione di fornire aggiornamenti periodici sull’andamento economico e finanziario del movimento e i numeri corrispondono a ciò che in ciascuno di quei momenti risultava alla Tesoriera e alla contabilità, mentre la rendicontazione complessiva è affidata alla relazione congressuale e al bilancio annuale. Quest’ultimo è pubblico e sottoposto alla verifica di revisori esterni, a garanzia della trasparenza e della correttezza della gestione interna. Sostenere il contrario significa muovere accuse gravemente lesive della reputazione del movimento e di chi ne ha assunto le responsabilità amministrative, a partire dallo stesso Filippo. È inoltre inaccettabile accusare di una gestione opaca Radicali Italiani: unico Partito italiano che ogni tre mesi presenta, in occasione del proprio Comitato Nazionale, una nota di tesoreria contenente il dettaglio delle spese, comprese quelle per campagne politiche e retribuzioni.L’unica circostanza sulla quale, in occasione dell’ultimo Comitato, non eravamo stati in grado di fornire un’informazione completa nella relazione di Tesoreria riguardava un fatto di cui, fino a quel momento, non eravamo a conoscenza. Ci riferiamo al ricorso al TAR promosso dal Segretario in materia di carceri minorili. Contrariamente a quanto era stato comunicato da Filippo, l’iniziativa non era stata realizzata “a costo zero”: il Segretario, poco prima di dimettersi, ha infatti autorizzato, senza il coinvolgimento della Tesoreria e della contabilità, il pagamento di una fattura di importo considerevole (sopra i 5mila euro) ad un legale incaricato di presentare il ricorso. Non vi è naturalmente nulla di censurabile nel fatto che un’iniziativa politica come questa comporti dei costi. È però indispensabile che tali costi siano conosciuti, condivisi e gestiti con la necessaria trasparenza. In questo quadro, non possiamo omettere un’altra circostanza che consideriamo rilevante. La mattina stessa del giorno in cui ha annunciato pubblicamente le dimissioni e diffuso unilateralmente il relativo messaggio all’intero indirizzario del movimento, Filippo ha richiesto e ottenuto il pagamento anticipato dell’intera retribuzione relativa al mese di novembre, pari a 3.900 euro. Riteniamo questo episodio grave e chiederemo la restituzione dell’intera somma.

2) Altrettanto infondata è la ricostruzione relativa alla campagna Stop Tassa Etica. A fine luglio, abbiamo raggiunto il risultato delle 50mila firme raccolte, di cui circa la metà sono sottoscrizioni online e l’altra metà cartacee. Abbiamo quindi celebrato questo traguardo insieme ai tanti militanti e alle forze politiche che hanno contribuito alla campagna. La raccolta delle firme non si è poi tradotta nel deposito formale della proposta di legge in Parlamento, e non abbiamo mai sostenuto né dichiarato il contrario. Le ragioni di questa scelta erano note e promosse anche dallo stesso Segretario.Da un lato, vi era l’impossibilità di ottenere in tempo utile tutti i certificati di iscrizione nelle liste elettorali relativi alle firme raccolte in modalità cartacea, a causa dei ritardi amministrativi dei Comuni, che abbiamo denunciato, e ai quali avevamo formalmente richiesto di adempiere ai propri obblighi. Anche nel nostro ultimo Comitato nazionale, ne abbiamo parlato: abbiamo approvato una mozione per chiedere lo snellimento di queste pratiche burocratiche che danneggiano la democraticità del nostro sistema. Dall’altro, vi era una precisa valutazione politica: sapendo che la proposta di legge popolare non sarebbe mai stata discussa in questa legislatura, abbiamo utilizzato il risultato delle 50mila firme per aprire un dialogo con le forze politiche di maggioranza e opposizione. L’obiettivo è molto concreto: costruire un’alleanza parlamentare trasversale per portare all’abolizione della tassa etica. Intanto abbiamo anche impugnato la prima cartella esattoriale, con il fine di portare la norma davanti alla Corte Costituzionale. Questa strategia è stata pienamente sostenuta e approvata dallo stesso Filippo, e confidiamo di poterti dare presto delle buone notizie.

3) Quanto alle iscrizioni, non ci risultano irregolarità, né disponiamo di elementi che consentano, a nostro avviso, di sostenere l’esistenza di un tesseramento artificiosamente organizzato in vista del Congresso. L’espressione “a nostro avviso” non è casuale. Specialmente nelle ultime settimane, infatti, neppure alla Tesoreria è stato consentito di accedere autonomamente alle informazioni relative agli iscritti. A fronte di una richiesta rivolta al responsabile del gestionale, finalizzata a verificare le iscrizioni, è stato espressamente indicato che tali operazioni avrebbero dovuto essere effettuate soltanto previa autorizzazione del Segretario.Se dunque fossero emerse criticità, sarebbe stato dovere del Segretario segnalarle tempestivamente e intervenire di conseguenza, essendo l’unico che disponeva dell’autonomo potere di farlo. Ora che siamo nelle piene condizioni di farlo, avvieremo una verifica approfondita di tutte le iscrizioni al Partito, anche a tutela della piena regolarità del nostro Congresso. Qualora sorgessero delle irregolarità, cosa di cui dubitiamo, a differenza di quanto fatto da Filippo, interverremo immediatamente.

4) Ancora più dolorose sono state le accuse da parte di Filippo di aver ricevuto intimidazioni e, addirittura, minacce di morte. Dolorose perché riteniamo di comprendere a quali episodi Filippo faccia riferimento: tentativi di contatto nati dalla preoccupazione per la sua prolungata assenza. Tentativi che sono cessati nel momento in cui è stata manifestata la volontà di non essere disturbato. Non sappiamo per quale ragione Filippo abbia interpretato quei fatti in questo modo. Sappiamo però che nessuna minaccia è stata mossa e chiediamo a Filippo una smentita circa le sue precedenti illazioni in merito.

5) Anche la richiesta di mantenere riservata la riunione di Direzione, il cui contenuto Filippo ha successivamente scelto di diffondere in violazione delle disposizioni statutarie, nasceva dalla volontà di evitare un’esposizione pubblica che avrebbe potuto danneggiare tanto il movimento quanto lo stesso Filippo, viste le gravi affermazioni di natura diffamatoria presenti. Visto che lo stesso Filippo ha terminato la Direzione dopo il suo intervento, bloccando i microfoni degli altri membri (compresi Tesoriera a Presidente) fin dall’inizio e senza dare spazio agli interventi di tutti, abbiamo convocato una nuova Direzione del Partito già per questo pomeriggio. All’annuncio pubblico delle dimissioni non è seguita un’immediata formalizzazione. Il protrarsi della permanenza in carica ha così consentito a Filippo di continuare a esercitare le prerogative del Segretario e a utilizzare l’indirizzario di Radicali Italiani perdiffondere le proprie comunicazioni, con conseguenze che riteniamo ulteriormente dannose per il movimento. Sono tutte questioni che potrebbero richiedere un approfondimento nelle sedi competenti. Non è ciò che desideriamo. Ma la responsabilità che abbiamo assunto ci impone di riservarci ogni iniziativa necessaria a tutelare il movimento e le persone coinvolte. Vogliamo che una cosa sia assolutamente chiara: non desideriamo che il nostro percorso comune con Filippo si concluda in una spirale di accuse, sospetti e reciproca delegittimazione. Sarebbe una sconfitta per tutti. E sarebbe ingiusto anche nei confronti del contributo prezioso che Filippo ha dato a Radicali Italiani, un contributo che non intendiamo né cancellare né sminuire. Il compito di chi dirige un movimento non è rendersi indispensabile, ma contribuire a renderlo più forte, più libero e più capace di proseguire il proprio cammino anche quando chi lo ha guidato non ricoprirà più quel ruolo. È un principio che vale per Filippo. Vale per noi. Vale per chiunque abbia l’onore e l’onere di rappresentare Radicali Italiani. In questi anni Radicali Italiani è cresciuto. Ha riconquistato visibilità e protagonismo nel dibattito pubblico. Ha promosso iniziative coraggiose, spesso controcorrente, difendendo diritti e libertà troppo spesso dimenticati, sacrificati o apertamente negati. Lo abbiamo fatto insieme. Con Filippo, con tutta la squadra dirigente, con i militanti, con gli iscritti, con le tante persone che hanno dedicato tempo, energie e passione a battaglie nelle quali credevamo e continuiamo a credere. Il nostro obiettivo è sempre stato e continuerà ad essere quello di costruire una classe dirigente radicale capace, ognuno sulle campagne politiche che ha più a cuore, di cambiare un piccolo pezzo di mondo. Continueremo ad aprire il movimento, anche a costo di ricevereulteriori delusioni. È abbastanza? No. Naturalmente no. E se un giorno dovesse esserlo, significherebbe che non ci sarà più bisogno non tanto di noi, ma di Radicali Italiani. Il motivo è che questo movimento esiste per rispondere a una fame di libertà che difficilmente potrà estinguersi. Sappiamo che in queste ore molte persone osservano quanto sta accadendo con sincera preoccupazione. C’è chi pone domande legittime e chiede chiarimenti. Ci auguriamo di aver offerto, con queste parole, risposte chiare ed esaurienti, nei limiti di ciò che è a noi noto. E, laddove non fosse così, restiamo naturalmente a disposizione per ogni ulteriore confronto. C’è però anche chi sembra aver scelto di trasformare questa vicenda in un’occasione per alimentare sospetti, insinuazioni e giudizi sommari. Talvolta senza conoscere i fatti. Talvolta senza nemmeno provare a comprenderli. A chiunque sia tentato da questa strada vorremmo rivolgere una domanda semplice, che per noi racchiude il significato più profondo della cultura radicale: che senso ha professare i principi del garantismo, della presunzione di innocenza e dello Stato di diritto, se poi si accetta che il sospetto diventi automaticamente una condanna, che un’insinuazione venga assunta per vera e che il pettegolezzo si trasformi in uno strumento di delegittimazione politica? Non pretendiamo alcuna immunità dalle critiche. Non siamo nati ieri e sappiamo bene che il chiacchiericcio, soprattutto in momenti come questo, è inevitabile. Eppure, non possiamo nascondere il nostro sconcerto. E forse non saremmo radicali se non lo provassimo. Ci colpisce, in particolare, la consapevolezza che molti di coloro che oggi hanno rilanciato queste accuse con grande sollecitudine difficilmente riserveranno la stessa attenzione agli elementi che lemettono in discussione. Anche qualora sorgessero in loro dubbi sulla fondatezza di quanto hanno contribuito a diffondere, temiamo che quei dubbi non troverebbero la stessa eco. È un’asimmetria che conosciamo, ma alla quale non ci rassegneremo mai. A chi, invece, vuole discutere con noi, criticarci, contestarci, sfidarci politicamente, diciamo una cosa molto semplice: facciamolo. Trovate in calce a questa e-mail i nostri numeri di telefono. Siamo disponibili a rispondere a qualsiasi ulteriore dubbio. E soprattutto esiste un luogo, aperto e democratico, nel quale tutto questo confronto potrà e dovrà trovare piena espressione: il Congresso nazionale di Radicali Italiani del 4, 5 e 6 dicembre 2026, che si terrà a Roma e a cui puoi registrarti per partecipare QUI . Ma vogliamo dirlo con altrettanta chiarezza: non vogliamo che questo Congresso diventi l’ennesima occasione per offrire al mondo l’immagine di radicali incapaci di guardare oltre il proprio ombelico, condannati a dividersi anziché interrogarsi sul proprio ruolo nella storia. Vogliamo un Congresso nel quale discutere di libertà. Di diritti. Delle tante battaglie che possiamo ancora intraprendere, con le nostre piccole forze e le nostre grandi idee, in un mondo che oggi, più che mai, ci chiede di non rassegnarci. Vogliamo un Congresso capace di guardare oltre le nostre difficoltà, non per ignorarle, ma per affrontarle e superarle. Un Congresso che sappia trasformare un momento critico in un’occasione di rinnovamento e di rilancio politico. La ragione per cui siamo qui non è mai stata la difesa di un incarico, di una persona o di un’organizzazione in quanto tale. È, e deve continuare a essere, la difesa della libertà. Finché ci sarà una libertà da conquistare o da difendere, noi continueremo a esserci. Non per abitudine, non certo per appartenenza. Ma perché questoè il nostro dovere e il senso che abbiamo dato alle nostre esistenze. Per tutti quelli che decidono di restare, tornare o avvicinarsi per la prima volta. Soprattutto adesso. Soprattutto insieme. Ora più che mai: a subito.