Riformare la giustizia per rafforzare lo Stato di diritto
Un referendum che non parla del referendum. Il dibattito pubblico si è smarrito tra paure di “fascismi di ritorno” e promesse miracolose: si parla di tutto fuorché del cuore della riforma. La separazione delle carriere è necessaria ma non basta. Se vogliamo una giustizia degna di uno Stato di diritto, servono misure coraggiose che spezzino logiche corporative e restituiscano fiducia ai cittadini.
Di seguito, una agenda essenziale che chiediamo al Ministro Carlo Nordio e al Governo di adottare per completare una riforma vera, strutturale e garantista.
Dal 1991 al 2025 si contano oltre 30mila errori giudiziari. Oggi paga lo Stato (cioè i contribuenti) e al magistrato è chiesto un risarcimento solo in casi eccezionali. Occorre invertire la logica: chi esercita il potere di giudicare deve rispondere personalmente se agisce con dolo o colpa grave. Come ogni altro professionista che può causare un danno.
La professionalità dei magistrati è valutata da organismi dominati dagli stessi togati. Serve interrompere la catena di controllo corporativo: avvocati e professori devono avere pieno diritto di voto nei Consigli giudiziari, e le valutazioni devono basarsi su criteri trasparenti (tempi, qualità delle decisioni, rispetto delle garanzie). Un giudice competente è un diritto del cittadino e una tutela per la magistratura.
L’Italia è ai vertici europei per carcerazioni preventive. La custodia cautelare deve rimanere misura eccezionale, legata solo a pericolo di fuga o inquinamento delle prove per reati gravi. Basta usare la “reiterazione del reato” come motivo per incarcerare persone che poi si rivelano innocenti: aboliamola, rafforziamo le misure alternative e riconosciamo indennizzi automatici per chi subisce detenzione ingiusta.
Una giustizia degna non può ignorare ciò che accade dopo la condanna.
a) Superiamo l’ergastolo ostativo, sostituendolo con pene lunghe ma revisionabili.
b) Applichiamo davvero il principio costituzionale della rieducazione e del reinserimento sociale, estendendo i benefici penitenziari a chi dimostri risocializzazione.
c) Investiamo in misure alternative al carcere per ridurre sovraffollamento e recidiva.
d) Avanziamo sulla strada delle depenalizzazioni, per concentrarci sui reati più gravi e non intasare i tribunali.
Sì alla separazione di carriere e a due CSM distinti, ma non dimentichiamo il quadro d’insieme: occorre parità di diritti per la componente laica del CSM, serve imporre il divieto di incarichi extragiudiziari per i magistrati e va istituito un registro pubblico di tutte le consulenze affidate dalla giustizia. Una priorità è anche la revisione della legge Severino per restituire al giudice la discrezionalità sull’interdizione dai pubblici uffici e non escludere persone poi assolte.
Chiediamo al Governo di presentare un pacchetto di norme che recepiscano questi punti e ai parlamentari di avviare subito l’iter per una riforma organica.
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IL 14 LUGLIO 2001
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