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Iran. Radicali Italiani: Tajani risponde su caso Djalali


Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha scritto ai dirigenti di Radicali Italiani, Massimiliano Iervolino, Giulia Crivellini e Igor Boni, che avevano sollecitato il Governo italiano a fare tutto il possibile per salvare la vita e ottenere il rilascio di Ahmadreza Djalali, ricercatore iraniano con cittadinanza svedese, che per lungo tempo ha lavorato in Italia, all’Università del Piemonte Orientale a Novara, e che è recluso dal 2016 nelle carceri iraniane con una sentenza di condanna a morte per spionaggio.

«Il ministro Tajani, nella sua gradita risposta alla nostra lettera, ribadisce l’attenzione che il Governo italiano tiene su questa drammatica vicenda che, come Radicali Italiani, seguiamo dall’inizio. – Così Massimiliano Iervolino, Giulia Crivellini e Igor Boni, segretario, tesoriera e presidente di Radicali Italiani – Lo stretto rapporto di collaborazione tra il Governo italiano e quello svedese (Djalali ha doppia nazionalità iraniana e svedese) che Tajani sottolinea crediamo sia quanto mai utile per giungere a una soluzione positiva, che intanto scongiuri una condanna a morte assolutamente folle. Anche il sostegno italiano, dichiarato esplicitamente dal nostro Ministro, ai passi congiunti che l’Unione Europea ha effettuato presso le autorità iraniane è non solo doveroso ma necessario.

Fa molto piacere infine il costante impegno italiano, ribadito esplicitamente da Tajani, “a favore di una moratoria universale sull’uso della pena di morte, in vista della sua abolizione”, che richiama la storica battaglia Radicale portata avanti, con il Governo italiano, in seno alle Nazioni Unite.

Per quanto ci riguarda continueremo a manifestare in ogni modo possibile la nostra richiesta al Governo iraniano di rilasciare il dottor Ahmadreza Djalali e consentirgli di tornare ai suoi studi, alla sua famiglia, alla sua vita.»