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Spartacus, i rifiuti e Casapesenna


Articolo di Massimiliano Iervolino pubblicato su huffingtonpost.it il 13 febbraio 2023

Casapesenna è un piccolo comune in provincia di Caserta, conta circa 6.500 abitanti. Sconosciuto ai più nonostante il 7 dicembre del 2011 fu circondato da centinaia e centinaia di uomini delle Forze dell’Ordine, tutti interessati a vico Pietro Mascagni 9, un anonimo vicoletto cieco vicino al centro del Paese. Lì si nascondeva l’ultimo boss dei casalesi ancora in latitanza: Michele Zagaria.

Casapesenna è tornato alle cronache perché qualche giorno fa la casa (con relativo bunker) del capo di San Cipriano d’Aversa è stata (finalmente) demolita, il tutto alla presenza di numerosi rappresentanti istituzionali, tra cui il Ministro dell’Interno Piantedosi.

Ciò che però non va demolita è la memoria. Il nuovo corso dei Casalesi della fine degli anni 80’ nacque con l’uccisione di un altro boss di San Cipriano d’Aversa: Antonio Bardellino, uomo molto vicino a quei Nuvoletta di Marano che furono per anni la lunga manus della mafia siciliana in Campania.

Con l’uccisione di Bardellino ebbe inizio la storia del nuovo clan dei Casalesi di Francesco Bidognetti (Cicciotto ‘e Mezzanotte), Francesco Schiavone (Sandokan), Antonio Iovine ( ’o Ninno) e Michele Zagaria (Capastorta). Un vero cartello criminale più vicino – a livello organizzativo, e non solo – ai corleonesi che alla classica camorra napoletana.

I Casalesi verranno ricordati non solo per la loro crudeltà o per i loro rapporti con la politica locale e nazionale, tanto meno per i tantissimi appalti che si sono aggiudicati – non ultimi quelli per l’alta velocità e della terza corsia Roma Napoli – ma per gli affari sui rifiuti. Infatti il Clan fece miliardi in modo illecito gestendo i rifiuti speciali provenienti dal Nord d’Italia e i rifiuti solidi urbani delle varie crisi in Campania. Il tutto avvelenando territori ancora oggi non bonificati.

Il loro controllo criminale del territorio gli permise dagli inizi degli anni 90 di trovare luoghi dove intombare le peggio schifezze provenienti dalle industrie del Settentrione e dal 90 ad oltre il 2000 di indicare nuovi siti da adibire a discariche utili a “risolvere” le varie emergenze rifiuti di Napoli e provincia.

Soprattutto per queste nefandezze verranno ricordati i Casalesi non per altro. Ebbero vita facile per le collusioni con la politica, per l’omertà dei tanti ma soprattutto per un sistema di controlli preventivo (vedi ARPA) che non funzionò e per una classe dirigente del luogo incapace di costruire quegli impianti necessari alla chiusura del ciclo dei rifiuti: dove c’è strage di diritto c’è strage di popoli, diceva Marco Pannella.

Quando i Casalesi regnavano incontrastati nel casertano – e non solo – arrivarono alla cronaca solo per il lavoro meritorio di alcuni giornalisti che ne elencarono i crimini, due su tutti: Roberto Saviano e Rosaria Capocchione. Anche grazie a loro – e a magistrati del calibro di Federico Cafiero De Raho – si aprirono diverse inchieste che portarono al maxi processo denominato Spartacus contro i boss di San Cipriano d’Aversa e di Casal di Principe. Processo durato dal 1998 al 2010 con una sentenza definitiva contenente diversi ergastoli.

Tra questi proprio quello a Michele Zagaria che sarà latitante dal 1995 al 2011 anno dell’arresto a Casapesenna. Ora che la sua casa/bunker è stata demolita bisogna stare attenti a non distruggere pure la memoria di quegli anni: la politica ha enormi responsabilità. Per esempio basta farsi un giro tra la provincia di Caserta e di Napoli per “ammirare” le enormi cittadelle della monnezza nate in quel periodo storico ma ciò nonostante ancora esistenti: milioni di ecoballe che continuano a costarci milioni di euro per le multe europee. Quelle non sono stati capaci di demolirle a dimostrazione che gli anni passano e la politica continua a latitare: una Casapesenna non fa primavera.