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Aggiornamento dalla COP27: la finanza climatica


Cime di alberi visti da sotto.

Alla COP27 è stato il giorno della finanza climatica – soprattutto al servizio dei Paesi a basso reddito. Le nazioni ricche hanno disatteso la promessa del 2009 di dare 100 miliardi di dollari l’anno a quelle in via di sviluppo per mitigare a adattarsi ai mutamenti climatici.

100 miliardi di dollari l’anno sono diventati nel frattempo già pochi, perché negli ultimi 13 anni la crisi climatica è peggiorata, e adesso ne serviranno da 140 a 300 miliardi l’anno per i Paesi in via di sviluppo – solo per affrontare i costi di adattamento climatico al 2030.

Se si vuole chiudere il cerchio trasformando il sistema energetico, investendo in agricoltura sostenibile e fermando i danni alla biodiversità, i paesi emergenti (Cina esclusa) dovranno spendere 1 trilione (1.000 miliardi) di dollari l’anno entro il 2025.

Si tratta del 4,1% del PIL mondiale, e la spesa dovrà salire a 2.400 miliardi di dollari l’anno entro il 2030, pari al 6,5% stimato del PIL, secondo un Gruppo Indipendente di Esperti di Alto Livello, creato a luglio dalle presidenze COP26 e COP27 assieme all’Onu.

Siamo passati insomma dai miliardi ai trilioni di dollari. Se aspettiamo un altro po’, passeremo ai quadrilioni. Vediamo perché dobbiamo pagare per i Paesi poveri, con un esempio un po’ grossolano, basato sul confronto fra emissioni e spese in rinnovabili.

Cina, Stati Uniti, UE a 27, India, Russia e Giappone sono i maggiori emettitori al mondo. Insieme rappresentano il 49,2% della popolazione mondiale, il 62,4% del PIL globale, il 66,4% del consumo di combustibili fossili e il 67,8% delle emissioni di CO2 fossile.

Tutti e 6 i maggiori inquinatori hanno aumentato le proprie emissioni di CO2 fossile nel 2021 rispetto al 2020, con l’India e la Russia che hanno registrato i maggiori aumenti in termini relativi (10,5% e 8,1%). Come si piazzano i vari Paesi quanto a investimenti in rinnovabili?

Sembra esserci una certa simmetria fra emissioni e quote di investimenti nelle rinnovabili dei vari Paesi rispetto al totale (dati BloombergNEF). Fanno eccezione l’India, che spende molto meno, e l’UE, non in foto, che è 2a con 154 miliardi di investimenti, pari al 20,3%.

Quindi? I Paesi ricchi spendono in % per le rinnovabili in misura + o – analoga a quanto emettono. Ma le spese dei paesi maggiori riflettono solo le loro emissioni attuali, non quelle storiche accumulate in cielo. Per quelle tocca mettere ancora mano al portafoglio.