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Cannabis terapeutica: ministero salute non deleghi suoi compiti a difesa

12 Maggio 2022

Ostacoli incomprensibili all’entrata di nuovi operatori

“Finalmente il governo apre alla produzione dei privati per la cannabis terapeutica ma è intollerabile la delega alla Difesa di una questione sanitaria. Inoltre la “manifestazione d’interesse” pubblicata pone ostacoli all’entrata incomprensibili. Sulla questione intervenga il ministro Speranza”, così in una nota Massimiliano Iervolino e Giulia Crivellini, segretario e tesoriera di Radicali Italiani e Giulio Manfredi dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta.

“Da otto anni la produzione di cannabis a fini terapeutici è soggetta a un monopolio di fatto dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare (SCFM) di Firenze, l’unico soggetto in Italia finora abilitato a produrla. Finalmente lo scorso 4 aprile sul sito del Ministero della Difesa è stata pubblicata la “Manifestazione interesse selezione operatori economici da invitare a procedura ristretta per affidamento del servizio di coltivazione di piante di cannabis da conferire a Stachifarmiles (FI) per fabbricazione medicinali e materie prime farmaceutiche in GMP. 

La prima cosa da eccepire è il fatto che sia il Ministero della Difesa (direttamente parte in causa con lo SCFM di Firenze) ad occuparsi delle procedure amministrative, visto che il problema della produzione e disponibilità per gli utenti di un adeguato quantitativo di cannabis terapeutica è un problema sanitario.

L’art. 17 del D.P.R. n. 309/1990 (Testo unico sulle tossicodipendenze) prevede che chiunque intenda coltivare e produrre cannabis terapeutica deve munirsi dell’autorizzazione del Ministero della Sanità. Inoltre, ai sensi del DM 9 novembre 2015, è il Ministero della Salute, nella fattispecie la Direzione generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico – Ufficio centrale stupefacenti, a svolgere, anche in qualità di organismo statale per la cannabis, le seguenti funzioni: a) autorizza la coltivazione delle piante di cannabis da utilizzare per la produzione di medicinali di origine vegetale; individua le aree da destinare alla coltivazione di piante di cannabis e la superficie dei terreni su cui la coltivazione e’ consentita; importa, esporta e distribuisce sul territorio nazionale, ovvero autorizza l’importazione, l’esportazione, la distribuzione all’ingrosso e il mantenimento di scorte delle piante; provvede alla determinazione delle quote di fabbricazione di sostanza attiva di origine vegetale a base di cannabis sulla base delle richieste delle Regioni e delle Province autonome.

Vi è stata una intollerabile delega di fatto di tali funzioni al Ministero della Difesa; addirittura, sul sito del Ministero della Salute non compare nessuna informazione sulla ‘Manifestazione di interesse’ di cui sopra. Leggendo poi il documento pubblicato saltano all’occhio gli ostacoli all’entrata incomprensibili, peraltro già segnalati dalle associazioni di settore, dalla scelta di utilizzare per la coltivazione le lampade al sodio invece che la tecnologia a Led (che permette grandi risparmi e minor consumi di energia elettrica) alla richiesta di una capacità produttiva di 500 kg l’anno quando lo stesso SCFM di Firenze è passato a produrre da 69 chili nel 2017 a 277 chili nel 2021. 

Chiediamo al ministro della Salute un’assunzione di responsabilità in materia adeguata alle aspettative sia degli operatori, sia degli utenti: ridurre drasticamente le importazioni dall’estero (solo nel 2021 abbiamo richiesto all’Olanda una tonnellata di cannabis terapeutica) consentendo agli operatori privati di dare vita a un mercato nazionale, da sottoporre ad adeguati controlli ma non a irragionevoli ostacoli all’entrata”, concludono.

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