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Russia: non dimentichiamo Navalny e ricordiamo cosa Salvini diceva di lui

23 Marzo 2022

“Con la guerra in corso e con l’ennesima condanna Putin vuole far dimenticare al mondo Alexei Navalny. Noi non lo dimentichiamo e ricordiamo anche cosa diceva Salvini di lui solo cinque anni fa”, così in una nota Massimiliano IervolinoIgor Boni, segretario e presidente di Radicali Italiani Giulio Manfredi dell’associazione radicale Adelaide Aglietta.

“È evidente il tentativo di Vladimir Putin di seppellire definitivamente Alexei Navalny. Lo zar non pronunciava più nemmeno il nome del suo temibile oppositore. Ora, approfittando del fatto che l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica è tutta rivolta alla guerra in Ucraina, ha organizzato un altro processo farsa terminato con la condanna di Navalny a nove anni di carcere che, tra l’altro, gli impediranno di presentarsi alle elezioni presidenziali del 2024 e del 2030 (sempre che in Russia si voti ancora).

Non basta: ora Navalny è qualificato come criminale recidivo e di conseguenza dovrà sottostare a un regime carcerario più duro che complicherà la comunicazione con la famiglia e gli avvocati. Putin vuole definitivamente far dimenticare all’Occidente la stessa esistenza di Navalny.

Noi non lo dimentichiamo e non dimentichiamo neppure quanto dichiarava Matteo Salvini cinque anni fa. Esattamente il 27/03/2017, alla notizia dell’ennesimo arresto a Mosca di Navalny, durante una manifestazione sulla corruzione, il leader della Lega commentava: “Mi sembra esagerato creare novelli eroi. È l’ennesima montatura mediatica… Di Putin apprezzo l’operato”. Guarda caso, solo venti giorni prima, il 6/03/2017, Matteo Salvini firmava a Mosca con Sergey Zheleznyak (responsabile esteri di “Russia Unita”, il partito di Putin) un accordo di collaborazione che non è mai stato revocato pubblicamente.

Chiediamo allora al premier Draghi, al ministro degli Esteri Di Maio, di fare pressione con urgenza sul governo russo – come ha fatto il governo USA subito dopo la sentenza di condanna – affinché sia immediatamente rilasciato l’oppositore che è stato il primo a denunciare con forza, facendo nomi e cognomi, le enormi ricchezze accumulate nei Paesi occidentali dallo stesso Putin e dai suoi oligarchi”, concludono.

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